Per ingannar l'attesa fra un post e l'altro

Vi annoiate e non sapete cosa fare fra un aggiornamento e l'altro di questo blog?

Per bon?

No, veramente?

In tal caso consolatevi con i libri di Francesco Boer! Trovate tutte le info in questo sito!

WWW.F-BOER.COM





martedì 11 febbraio 2014



Stringimi le mani:
sognavo di cadere.
Scendiamo nell'abisso
assieme, assieme.

Làsciati trascinare:
la vera dannazione
non è perdere il sole
ma vivere lontani.


L'inverno soffia un brivido nell'anima:
Come la scintilla che corre sul filo del rasoio
Come il tintinnio della sciabola del boia
Come il vento che corre sopra la schiena nuda
Fischiando nelle vertebre come se fosse un flauto

venerdì 27 settembre 2013

Anèlito




Vidi un uomo, immerso nell'oscurità, come se fosse sotto terra. Vedevo l'intreccio delle sue vene, le arterie che si gettavano come ponti attraverso il corpo, ed i singoli capillari avviluppati come una fittissima ragnatela. L'intero sistema circolatorio formava un complesso simile alle radici d'un albero. E dove la testa terminava, partivano verso l'alto una serie di grosse arterie, avvolte a spirale l'una sull'altra, come a formare il tronco vivo di quello stesso albero, ed i rami ed i ramoscelli erano di vene della stessa forma e dello stesso colore di quelle del corpo sottostante.







Nel corpo inferiore pulsava un cuore rosso ed oscuro, che riceveva l'oscurità circostante, e la spingeva in circolo, affinchè si purificasse. Il corpo la mutava in una linfa dolce, un'acqua in cui era disciolta la luce vivente; il cuore quindi la raccoglieva nuovamente in sè, per poi inviarla verso l'alto. In corrispondenza al cuore inferiore, nei rami dell'albero superiore brillava un cuore di luce, come se fosse fatto di oro spirituale, l'oro di Ophir.






E' la terra a spingere verso l'alto il fiore, o è il sole a chiamarlo a sè?

lunedì 1 luglio 2013

Due preghiere

L'incensiere

Il suo corpo era avvolto da un velo di seta bianca. Era talmente fino che in alcune pieghe lasciava intravvedere il suo corpo, completamente nudo. Non era nè volgare nè provocante. La sua era una bellezza troppo profonda: semmai, era una vista dolce e commovente, come un'opera d'arte, o un'antica reliquia. Così, inginocchiata ed assorta, pareva una sposa, e su di lei quel bianco lenzuolo diveniva più prezioso del più ornato degli abiti nuziali.
La testa era reclinata, nascosta sotto il candido manto, ripiegato ed avvolto come se fosse un cappuccio. Le sue labbra erano nascoste, ma si capiva che si muovevano lungo le sillabe d'una preghiera. Le mani uscivano dal velo come due germogli di bucaneve dopo l'inverno. Erano congiunte, si sfioravano appena, con un gesto di fragilissima delicatezza. I suoni della sua preghiera si raccoglievano nell'incavo fra i palmi, e lì riecheggiavano, come se esitassero dentro un vaso di cristallo. Ne usciva un fumo di luce azzurra, che tracciava un'indecifrabile danza di curve nell'aria prima di salire e dissolversi.

Il rosario
Il legno d'abete scoppiettava nel focolare in pietra, riempiendo la stanza d'un profumo a metà fra l'incenso delle chiese ed il fumo dell'inferno. S'era fatto buio già da un po', e quella delle fiamme era l'unica fonte di luce dell'intera stanza. I vecchi travi in legno del soffitto erano già scomparsi nell'oscurità; sul suo volto invece si rifletteva il calore del fuoco, che colorava d'oro la sua barba ispida ed incolta, e la pelle del suo volto, inciso dalle rughe come un vecchio manoscritto.
Da un po' di tempo stringeva nel pugno un seme di miglio. Lo sguardo era concentrato sulla mano, ma non si sarebbe potuto indovinare i suoi pensieri, e nemmeno se stesse davvero pensando a qualcosa.
Terminò tutto ad un tratto, come se avesse inteso un segnale che a me era sfuggito. Allora aprì la mano, e gettò il seme di miglio fra le fiamme: sparì velocemente, con un sommesso crepitio, appena percettibile.
Lui nel frattempo s'era chinato, facendo cigolare le assi del pavimento. Raccolse un nuovo seme di miglio, da un sacchetto posato accanto alla sedia; lo strinse nel pugno, e cominciò a fissarlo, come aveva fatto per quello precedente, con uno sguardo perso e profondo, pensieroso ed assente. 

lunedì 24 giugno 2013

L'attesa silenziosa

Nelle chiese si può trovare un'eco dello Spirito di Dio.



Non in tutte, si intende: soltanto in quelle fatte di pietra o di legno, o in quelle più ricche nell'architettura, le più ornate d'opere d'arte; o all'opposto anche in quelle più semplici, costruite con il sudore e col sacrificio della povertà.


Non lo troverete invece in quei templi costruiti in pochi mesi con il cemento armato ed il cartongesso; lo Spirito rifugge anche dalle sale in cui l'illuminazione è elettrica, o in quelli in cui la voce del celebrante è trasmessa tramite un impianto di amplificazione, con il microfono e le casse.


Al contrario, lo Spirito si trova nelle chiese del dolore, come le cappelle degli ospedali.

Tuttavia anche nelle chiese in cui normalmente lo Spirito è presente, questi svanisce non appena vi fa ingresso l'uomo. Se le navate e gli altari sono vuoti, e dalla porta entra una singola persona, lo Spirito si ritrae, come un animale spaventato che fugge dietro un albero. Ma se si lascia passare un periodo di silenzio, tornerà a mostrarsi, dapprima timidamente, e poi in tutta la sua maestosa gloria. Quando invece a entrare nella chiesa è la moltitudine dei fedeli, per lo Spirito non c'è proprio più posto. Esso viene spinto fuori dalla folla e dal chiasso, e i canti che essi elevano cadono nel vuoto, perché chi dovrebbe riceverli è in quel momento assente. Anche durante le grandi celebrazioni è presente uno spirito nelle chiese, ma esso è lo spirito dell'umanità, ed in particolare di quella gente raccoltasi lì in quell'istante e in quel luogo. E' questo grande equivoco a far sì che tutte le celebrazioni religiose di gruppo finiscano col diventare un'atto d'idolatria, con cui l'uomo celebra sé stesso.

giovedì 20 giugno 2013

La mandorla


L'anello d'oro

Si è usi ripetere che la forma non ha valore, in quanto mera apparenza, e che essa va scartata in favore di una ricerca più approfondita sul contenuto.

Ma a meno di non supporre ipocrisie o nevrosi, come potrebbe esserci una discrasia fra questi due lati dell'essere? E poi, non c'è un contenuto anche nella forma, nell'apparenza esterna? Anche la similitudine fra gli oggetti più disparati può diventare una chiave di comprensione.