Per ingannar l'attesa fra un post e l'altro

Vi annoiate e non sapete cosa fare fra un aggiornamento e l'altro di questo blog?

Per bon?

No, veramente?

In tal caso consolatevi con i libri di Francesco Boer! Trovate tutte le info in questo sito!

WWW.F-BOER.COM





Visualizzazione post con etichetta disegnetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta disegnetti. Mostra tutti i post

venerdì 7 settembre 2012

LIFE-IN-DEATH

Her skin was as white as leprosy,
The Nightmare Life-in-Death was she,
Who thicks man’s blood with cold.

martedì 22 novembre 2011

lunedì 18 aprile 2011

Un uovo della tempesta

Un uovo della tempesta,
custodito presso l’Imperial Regio Museo di Soleschiano. Oltre a questo ne rimane solamente un altro esemplare, posseduto dal Deposito Museale dell’Accademia di Scienze Nere di Stoccolma.
Son passati secoli dall’ultima volta in cui un uovo della tempesta è stato usato, e i suoi effetti non sono scientificsmente certi: il ricordo si avvolge nel manto della leggenda. Si dice che inseminando una nuvola con uno di essi si provochi una tempesta furiosa, capace di sradicare con neri venti di pioggia anche le querce secolari; due di essi usati sulla stessa nube provocano un’alluvione, e tre bastano per cancellare dalle mappe una nazione. Secondo alcuni al Creatore, per scatenare il diluvio universale, bastarono soltanto sei di queste tremende sfere.
E’ andata persa, grazie a Dio, l’arte di costruirli. Non è nota la particolare composizione chimica del vetro con cui veniva soffiata la bolla, nè lo stretto regime di temperature a cui occorre mantenerla.
Il vetro veniva soffiato a bocca, tramite una canna; secondo una tradizione il soffiatore doveva essere un bambino di non più d’otto anni. Poco prima della lavorazione il bimbo doveva respirare da un braciere i fumi della Digitalis lutea a pieni polmoni.
La diabolica e perversa arte dei creatori di uova stava nel calibrare finemente l’intossicazione, di modo che il soffio con cui il bimbo gonfiava la sfera fosse l’ultimo suo respiro – esalando l’ultimo fumo il bimbo rendeva la vita.
Nell’istante stesso della morte i fumi, prigionieri del vetro, collassavano formando i nastri neri serpentiformi, simili a fulmini di velluto nero che nuotano nel più scuro liquido blu cristallino.

venerdì 4 marzo 2011

Pomeriggio di maggio



Un vecchio soldato dell'Impero si riposa durante una pausa fra una battaglia e l'altra

venerdì 18 febbraio 2011

Il gufo




"Da quando muore un re non passano tre giorni e già la sua bandiera è gettata nel letame e si prega con mille moine le donne affinchè tessano un nuovo stendardo per il regno così che il popolo non resti senza guida affongando come topi nel fiume"


giovedì 13 gennaio 2011

Opera Circolare






Scegli una notte senza luna, e recati nel punto più profondo del bosco, il centro in cui nacque l'albero che diede vita a tutti gli altri della foresta.
Fra l'intreccio delle sue radici cresce un fiore giallo luminoso, detto fiore di San Martino.
Recidilo alla base dello stelo con un falcetto in selce.


Getta immediatamente il cadavere del fiore in una tomba di vetro; bagnalo con la Nostra Rugiada e una goccia di sangue del tuo dito anulare, quindi chiudi il sepolcro e sigillalo con la terra.
Scalda per l'intera notte e per l'intero giorno seguente l'ampolla, su fuoco a soffio tenue. Nel vaso resterà soltanto un liquido d'un caldo color giallo; prendi allora il vaso e lascialo ancora chiuso, in un armadio buio e fresco, lontano dai rumori.
Dopo tredici giorni dal liquido coagulato nascerà un verme bianco e cieco. Divorerà la terra che lo ha fatto nascere;

non disturbarlo e dopo un giorno inizierà a tessersi un bozzolo.
Dopo altri tredici giorni dal mistero della seta sorgerà una brillante farfalla color dell'oro. Non aprire la bottiglia, perchè la farfalla è uno spirito che ha in sè tutto il necessario per la propria vita, che pur dura soltanto un giorno. Ella infatti è ciò che chiamiamo il Nostro Magnete.
Andrai quella notte stessa in un campo dalla terra nera ben fertile; accosta lo spirito, ancora chiuso nel vetro, al terreno. La luce intensamente pura della farfalla attirerà a sè i frammenti di luce giacenti nella terra, come un faro guida e richiama le navi perse nel mare durante una bufera notturna, come la nostalgia riporta il


vagabondo alla patria che aveva ormai scordato.





La luce si condenserà nella bottiglia, comprimendosi al punto da formare un piccolo uovo d'oro, delle dimensioni d'un uovo di merlo; essendo in forma stabile potrai maneggiarlo liberamente, spezzando la bottiglia di vetro per estrarlo.
Essendo ora sia la terra che la notte prive di luce, non sussisterà più divisione fra esse. Ti parlerà allora uno spirito nero, una forma di donna nerissima, la sua pelle il buio più assoluto; cercherà, con la paura o con la seduzione, di rubare la luce che ora possiedi contro natura.
Offrile con la mano destra un giglio rosso e bianco, che avrai avuto cura di procurarti; con la mano sinistra trafiggile il cuore con una lancia





d'argento.
Prima che renda il respiro cospargi il suo corpo con l'Aceto, non l'aceto normale, del popolo, ma quello amaro e doloroso dei Saggi. Il corpo della donnasi scioglierò allora in un nero e denso inchiostro; evita assolutamente di toccarlo, perchè è talmente sottile che oltre a tingere indelebilmente la pelle macchia anche senza rimedio l'anima.
Serviti d'un piccolo paiolo in rame per raccogliere una piccola quantità di quella fuliggine liquida





in un calamaio di vetro, dal tappo d'argento; attendi che il sorgere dell'alba faccia svanire la nera melassa, badando che non fugga prima, contamininando i fiumi o portando la morte ai villaggi.
Ogni giorno darai in pasto all'Uovo una goccia del liquido nero. Dapprima ne trarrà giovamento e vigore, aumentando in dimensioni e luminosità; col tempo però si ammalerà come di malinconia, forse di nostalgia. Si farà sempre più piccolo e venato, fino a farsi minuscolo, simile a un piccolo seme di marmo.
Attendi ancora una volta una notte di luna nuova, e recati nel punto più profondo del bosco, il centro in cui nacque l'albero che diede vita a tutti gli


altri della foresta ed affida all'intreccio delle sue radici il seme.
Non vivrai per veder il compimento della propria Opera: il seme rimane in gestazione nella terra del bosco sino a cent'anni prima di risvegliarsi. Ma all'alba di una radiosa primavera dei secoli venturi spunterà finalmente il germoglio del fiore di San Martino.









Nota del copista
Lo stolto chiederà forse a che vale intraprendere una fatica che trova la sua conclusione al punto iniziale: "non sarebbe bastato lasciar il fiore lì dov'era, senza strapparlo?".
Eppure si farebbe bene a meditare su questo punto. Perchè la morte e le nascite, e non la vita eterna? Quando il sole compie un giro intorno alla terra, cosè cambiato nel tempo di un giorno? Il cerchio delle stagioni torna costantemente sui suoi passi, ma quanto cambia l'uomo ogni anno?
Nella folle storia del fiore di San Martino il campo viene derubato della luce e finanche dell'oscurità, in favore del padre del bosco; ma passati cent'anni, come son tornati luce ed oscurità ai campi?

sabato 16 ottobre 2010

L'esca della rana pescatrice

Conosciamo tutti i carinissimi angioletti che Raffaello ci mostrò ai piedi della sua Madonna Sistina; ma nel quadro non si vede come son fatti dalla cinta in giù - la loro parte inferiore.
Ma dopo 490 anni è giusto svelare la loro interezza, affinchè chi a loro si avvicina sappia a quale tremenda antica divinità si stia accostando; e quel che mi manca nell'arte lo compenserò con una sincerità colma di perfidia.