Per ingannar l'attesa fra un post e l'altro

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Visualizzazione post con etichetta poesie adolescenziali. Mostra tutti i post
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martedì 15 aprile 2014

La bomba ha la stessa forma d'un anfora:
goccia dopo goccia, l'uomo vi ha raccolto
tutta la sua collera, tutta la sua follia.







martedì 11 febbraio 2014



Stringimi le mani:
sognavo di cadere.
Scendiamo nell'abisso
assieme, assieme.

Làsciati trascinare:
la vera dannazione
non è perdere il sole
ma vivere lontani.


L'inverno soffia un brivido nell'anima:
Come la scintilla che corre sul filo del rasoio
Come il tintinnio della sciabola del boia
Come il vento che corre sopra la schiena nuda
Fischiando nelle vertebre come se fosse un flauto

domenica 3 febbraio 2013

Labirinto


"Se appoggi all'orecchio la conchiglia, puoi sentire il suono del mare."
Ma io sentivo soltanto il rimbombo del fuoco, un suono potente e distante, come se giungesse da un tubo metallico, una fiamma lontana e violenta in un condotto d'areazione.


martedì 8 novembre 2011

Divisioni

Erede al trono, china la fronte al suolo, spazza con i capelli lunghi e d'oro la terra dove passeggia ignaro l'ultimo dei tuoi schiavi, come se fosse una maestà divina quella celata dalle sue vesti logore.
Guardalo in volto: è preda di superbia, e accetta con lo sdegno l'omaggio che gli porgi. Non conta la corona, o la ricchezza; hai perso ogni potere con l'inchino.
Il volgo non comprende la carità crisitana; alzati in piedi, ora, e sfodera la spada. Fallo fuggir distante, fallo tremar con ordini efferati: la gente non desidera un umile regnante.

venerdì 11 marzo 2011

Eredità

Fioriscon sulle tombe
dei soldati i gigli.

martedì 8 marzo 2011

Eresia del ritorno

Un bestemiatore annunciava nelle nostre piazze che il soffio che diede vita all'uomo era tutt'uno con la luce della distruzione, di cui parlano i nostri libri della fine.
Fu messo al rogo in quelle stesse piazze, sullo stesso fuoco che cuoce il nostro pane.

Ciò che rimane

Gli eroi diventan lapidi
ed i soldati terra.

martedì 15 febbraio 2011

L'oro blu

Vidi un fiume bagnato dalla luce dell'Ora Blu - immerse nell'acqua di zaffiro miriadi di stelle portate dalla  corrente; in ogni stella un colore, ed una danza, e il fiume. Ogni stella cantava a sè la propria vita, e nel fiume si sommava, in un canto orribile, sublime.
Dove sfocia la tua marcia, in che si getta la tua vita, fiume?
La mia vista non vede oltre quell'ansa, e indietro non è lecito voltarsi.

mercoledì 19 gennaio 2011

Il progresso (ovvero La scienza dopo il XIX secolo)

Fa divorar dalle radici dell'edera
la penna remigante della vedova del paradiso;
invoca su quel fuoco
il vecchio dio della febbre.

venerdì 10 dicembre 2010

Smarriti

L'eremita che anni orsono
prese la via del bosco,
e vestì di pelli d'orso,
ormai sè fatto bestia,
e vaga sbranando
le pecore e i bambini.
E il ladro che giunse
al nostro villaggio
travestito da prete,
continua ancor'oggi
-che il suo delitto è scordato-
a predicare dall'altare

venerdì 3 dicembre 2010

Pazienza

In fondo la vittoria
è solo ritardare
d'un poco la sconfitta.

venerdì 25 giugno 2010

Illusione

Abbandonai la casa
un giorno ch'era estate
crescevano bei frutti
sui bordi delle strade
ed ora ch'è l'inverno
ho fame e sono perso.

venerdì 18 giugno 2010

La ricerca e la verità

Non mi interessa
un Dio freddo e distante,
lontano ed immutabile,
oltre assoluto,
trascendentale ed uno.

Datemi un dio di bassa lega,
foss'anche un impostore!
Non un padrone altero
che sdegni le preghiere
da un trono o un piedistallo
ma un volto che consoli le mie pene
offrendomi del vino
- e forse non mantiene
ma almeno sa promettere.

martedì 1 giugno 2010

Dio ingordo

Dicon che Iddio
si nutra di preghiere
ma è una bugia pietosa-
sarebbe infatti morto
di fame già da tempo!
Egli divora invece
le anime dei morti
(e spesso anche dei vivi)
e in quel banchetto orrendo
non frena l'appetito.

martedì 11 maggio 2010

Goethia

Sogno 1.- in cui l'iniziato intraprende il cammino della crudele rinuncia; di come venga smembrato dal boia, e come questi disponga dei suoi resti

Pel tempo d'una luna
avea la decision tenuta immota
ed immutata, come stretta dai ghiacci
di volontà nutrita da ingordigia,
di fame di saper ciò ch'è proibito.

Gl'era da sferza, e sprone, e giogo
la brama di predare i regni antichi,
mettere a sacco gli ori di chi è morto,
di imprigionare fra le mani il vento
che fila dalle labbra dei defunti,
con cui s'intessono i stendardi dei regnanti.

Decise dunque un giorno,
e l'primo passo mosse.
D'ogni sua possessione fece un rogo,
la casa dei suoi avi, l'antica biblioteca,
le rose del giardino, gli specchi e gli orologi,
i suoi vestiti e tutti i suoi averi,
i suoi compagni, il suo casato,
la donna ch'egli amava-
tutto dal fuoco fu trasformato in fuoco.

Solo salvò dal rosso della fine
l'oro bastante ad assoldare il boia,
perchè facesse del suo corpo inerme
ciò che si fa coi petali d'un fiore.

Partendo dalle unghie,
e avanti ormai senza ritorno,
pezzo per pezzo inesorabile
per poi dare alle fiamme
o al mare o agli avvoltoi,
ai denti delle tombe
o a fuochi più taglienti e più segreti,
i brani del cadavere,
secondo ciò ch'è simbolo alla loro natura


Sogno 2.- in cui ciò ch'è tolto viene restituito, nella sua vera forma; della potenza della chiave, e delle tentazioni ch'essa comporta; della rettitudine dell'iniziato, anch'essa tentazione ben più subdola e forte


Al suo risveglio egli trovò sè stesso
completamente igudo e denutrito
tremante di vergogna,
la pelle secca e tesa fra ossa fragili,
eppur ogni appetito gli era morto,
e gli era solitudine compagnia.

Stringeva fra le mani
un'affilata chiave,
bianca, rosso-dorata,
fragile forgiata d'ossa,
dall'intrecciar di carne e vene decorata,
presa da pulsazioni come colpi d'un maglio,
e il mantice respira e fa più nere
le fiamme di speranza disperata.

Era minuscola, fredda ed eterna,
viscida e nobile,
promessa mancata ed al contempo
taciuta gratitudine.

Benchè sembrasse immobile
girava intorno ad assi
piantati con la forza
nell'anima e lo spirito
da un dio crudele e ironico.

E si levarono miriadi di voci,
da dentro e fuori del suo cuore.
"Cavati gli occhi, con quella chiave!
Trafiggiti, o fanne spada, o scettro,
inghiottila divorala, spezzala, adorala!
Domina con essa i demoni,
guida legioni immense!
Fa degli spettri servi,
piega nazioni intere al tuo volere!

Ma ad altre tentazioni
egli volse l'suo ambire,
e a quei vili consigli diede sdegno:
le mani sue tremarono in offerta,
immesero la chiave
nella sorgente oscura,
fredda di morte, nera.
Rese l'ultimo respiro mentre la vedeva affondare e scomparire.


Sogno 3.- in cui la brama senza posa ha ricompensa

Al suo risveglio non si spalancò nessuna porta:
egli aveva scommesso, e perso tutto quanto.
Diede tutto sè stesso, non eppe niente in cambio:
ecco il Regno dei Morti.

martedì 4 maggio 2010

Stella cadente

Ell'arse:
nell'arco d'un secondo
donò la luce al mondo
poi consumò il suo corpo:
e fu 'l primo tramonto.

martedì 27 aprile 2010

Vergogna

...continua il mese della poesia ghotic-adolescenziale!!!


Non per serbar il capo
dai colpi della pugna
porta l'elmo il guerrier
nella battaglia:
ma per celar il volto
a chi sotto il suo gladio
cade come in ottobre-
chè la maledizione
che gettano crepando
non sappia chi inseguire.

venerdì 23 aprile 2010

L'ultima battaglia

Stramò col'ùstimo
quasi che sfesse immònito,
velse l'suo bràdio all'èrtico
di torse senz'allumine,
cortàri di mortàratri.
Ma all'umo del combàttito
lo infèrse un clanfo istònico,
stragliàndoli le scàmine,
scardàndogli il cordìcolo,
s'impèrse nella schièna
sfolèndolo in sospèrsera
el'senguenàva e ulvràndo
gli si sbreccò via l'àlmina.
Sbralò, disprèso:
"Sìlis Marìa, Silìs Maria, la santa!
A'lmami, smàgliami dalla sferta
svièlami, da questa grèglia,
stòrlimi, tòlsimi, tòlsimi via!"
Ma la Santa sfiorlàva destànte
e l'uòmo morìva da solo.