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lunedì 17 dicembre 2012

I fulmini sul corpo d'Europa

Per possedere Europa, Zeus aveva preso le sembianze di un toro bianco, ma lei gli resistette. Zeus infine si tramutò in aquila, e sotto questa forma violentò Europa.

Il toro sa essere forte e fiero, ma le fiamme del suo temperamento sono tenute a bada dall'essere vicino alla terra. E' la terra a renderlo mansueto: il toro la ama, e in cambio lei le dona la pace, quella pace piena che non è semplice armistizio, ma il dolce silenzio che segue l'appagamento delle brame.


L'aquila invece è insaziabile, è posseduta da una voracità crudele ed irrefrenabile, proprio perchè se ne sta nei cieli più alti e distanti. L'aquila sceglie le sue prede con fredda precisione, e piomba loro addosso con la freddezza chirurgica di un calcolo che non ammette errore.


La nobiltà del toro sta proprio nell'umiltà, quell'umiltà che manca alla sprezzante e superba aquila. Ma - crudelta del destino! - è proprio questa mancanza a decretare la vittoria dell'aquila e a far soccombere il toro.
Alla fine, Europa non si concede al toro, ma cede alla forza dell'aquila.


Quante volte ancora dovrà avverarsi questa profezia? Quante aquile hanno posseduto con la forza Europa, e quante ancora violenteranno il suo corpo?


lunedì 29 ottobre 2012

Un'interpretazione mistica & cristiana della canzone "Tre parole" di Valeria Rossi

Ben pochi se ne sono accorti, ma il ritornello di questa famosa canzone parla del rapporto d'amore fra Dio e gli uomini, attraverso cui l'anima umana viene salvata dal peccato.
Analizziamo, scendendo fra le righe:

Dammi tre parole
Sole, cuore, amore

Il sole è la luce superiore della Divinità; il cuore è il Vas Electionis che all'interno dell'uomo riceve e riflette la Luce Divina, il microcosmo in cui si rispecchia il macrocosmo. L'amore è la via che connette entrambi, Eros ed Agape quale forza d'attrazione fra il Regno Celeste e quello terrestre.

Dammi un bacio che non fa parlare
Queso passo si riferisce all'Unio Mystica fra l'Amato e l'Amante, così come descritta nel Cantico dei Cantici. Non fa parlare, perchè non è possibile descriverla nè trasmetterla con le comuni parole, ma l'unico modo di conoscerla è soltanto tramite l'esperienza mistica diretta e personale.

È l'amore che ti vuole
L'uomo non può salvarsi da solo dallo stato in cui è caduto in seguito al peccato originale; è Dio che lo salva, e Lui soltanto, sollevandolo a Sè con il dono della grazia. 

Prendere o lasciare
Accettare la chiamata divina significa abbandonare le cose di questo mondo, le sue promesse e le sue lusinghe: non si può servire allo stesso tempo Dio e Mammona!


Stavolta non farlo scappare
Una volta, ed una volta soltanto il Figlio di Dio è venuto nel mondo, per darci la sua lieta novella: poveri coloro che non sanno cogliere al volo il Suo messaggio di speranza! Perchè la seconda venuta del Figlio di Dio sarà terribile, e Lo verdà nella veste di giudice: allora sarà troppo tardi per pentirsi e convertirsi!

Sono le istruzioni
Per muovere le mani

La via per la salvezza passa attraverso la preghiera: le due mani che si congiungono sono la prefigurazione della congiunzione del cuore umano con il sole, la Luce suprema divina!

Non siamo mai
Così vicini

Il Corano recita in un suo passo che "Noi siamo a Lui più vicini della sua vena giugulare". Dio non è distante ed indifferente: siamo noi che Lo chiudiamo fuori dal nostro cuore, voltandogli le spalle! Ma Egli è sempre pronto al perdono: basterebbe chiederlo, e Lui tornerebbe a donarci la Sua calda e santa Luce!


Ovviamente anche le strofe parlano del medesimo tema:

C'è solo una cura
Come abbiamo già detto, l'uomo non può salvarsi da sè: una simile presunzione è la fonte prima della attuale decadenza morale che affligge la nostra società. Non c'è salvezza se non quella che proviene da Dio, per il tramite della Santa Madre Chiesa.


Io so che lo sai
È una stanza vuota
Io mi fiderei

La stanza vuota è il cuore: non basta che la fede per riempirla con lo Spirito Santo!


Bravo puoi capire
Cose che non sai
Sei il tuo guaritore
Sei nel tuo mondo

Una volta ricevuto in sè lo Spirito Santo, la nostra limitata percezione viene offuscata dalla stessa Saggezza Divina: come una candela in pieno giorno, come i fiochi lumi delle stelle che scompaiono quando sorge il sole.
E' Cristo il guaritore che ci purifica dalla macchia del peccato; ed è portandolo nel nostro cuore che possiamo guarire noi stessi.


Parla a voce bassa
Spiegami che vuoi
Sai ne è pieno il mondo
Di mali come i tuoi
Slacciati la faccia
Arrabbia gatto che
Gioca con la buccia
E gira in tondo

Questa strofa parla all'uomo che chiude a Dio il suo cuore, e crede di poter vivere ed essere felice con le sue sole forze nel mondo della materia.
Ma il nostro corpo, e il mondo terreno, non sono che buccie, scorze secche avvolte attorno allo spirito. E' inutile arrabbattarsi ad inseguire le miserie del regno terreno: non si fa altro che perdersi in un labirinto, e vedere il male ovunque.

L'ultima strofa ci ricorda che l'uomo è l'intermediario fra il cielo e la terra, e che fra i due regni corre così poca distanza quanto lo spessore d'un velo; e alla morte del Redentore, non si è forse squarciato il velo del tempio, come se fosse stato attraversato da un fulmine?
Tra la terra ed il cielo
In mezzo ci sei te
A volte è solo un velo
Un giorno, un fulmine

Infine, ci viene ricordato che l'aiuto divino non è una cosa che ci spetta, che ci è dovuta, ma anzi bisogna meritarsela:
Sei dato dato dato
Avuto avuto avrai
Oggi ha già piovuto, dove sei?


La pioggia, in quanto dono di fertilità per i campi che discende dal cielo, raffigura la generosità di Dio: lui ha già fatto il primo passo verso di noi, ma adesso spetta a noi rispondere!

martedì 4 settembre 2012

Tempo, vento e convinzioni


Il decorso di un rovesciamento
La corrosiva corrente del tempo non conosce sosta: prima intacca, poi rovina, infine ribalta. Non c'è cosa che gli sfugga, nemmeno quelle più solide ed apparentemente eterne; neppure le idee!
Siamo talmente ancorati alle nostre convinzioni da ritenerle immutabili; ma la loro durata di vita in genere non supera un paio di secoli. In casi molto rari raggiungono età millenarie, ma non per questo la loro durata è illimitata.

Il processo con cui le convinzioni vacillano ed affondano è straordinariamente costante; possiamo articolarne le fasi come segue.

1. L'idea è condivisa da chiunque. E' talmente ben stabilita da non sembrare nemmeno un'idea: è piuttosto un fatto, un aspetto evidente della realtà. Nessuno è contrario all'idea, nessuno nemmeno concepisce la possibilità di pensare diversamente. Pensare contrariamente sarebbe un palese errore, un'assurdità insensata, come potrebbe esserlo negare la forza di gravità.

2. L'idea comincia ad incrinarsi appena, ma rimane comunque forte e diffusissima. Alcuni individui cominciano ad osteggiarla: sono persone più intelligenti della media, o forse soltanto più sensibili.
Queste prime sentinelle del ribaltamento rimangono invariabilmente isolate, e la loro voce rimane inascoltata.
La maggioranza rimane attaccata alla consuetudine, e si difende dal cambiamento, che teme come traumatico e disastroso. Reagiscono anche aggressivamente, ma mancando il segno: di fatto non contrastano il cambiamento, ma si accaniscono soltanto contro i profeti che lo annunciano.

3. La fine dell'idea comincia ad intravedersi. Dapprima pochi, poi sempre più persone, iniziano a seguire le dottrine eretiche, cristallizzandosi attorno alle posizioni di quelli che furono i primi annunciatori del ribaltamento.
Come se fosse all'opera una forza magnetica, più gente aderisce alla nuova idea, e sempre più altre persone vengono attirate nella loro orbita.

4. La popolazione è spaccata in due: una parte vuole frenare il cambiamento, sostenendo che è un errore, l'inizio della fine; l'altra invece acclama a gran voce la venuta del nuovo, per sostituire il vecchio ormai da gettar via.

5. Ormai quella che fu l'idea imperante è divenuta l'opinione della minoranza. Gli stessi che un tempo avversavano il cambiamento, ora si ergono a paladini della nuova idea, forti dell'appoggio della maggior parte della gente, fustigando senza pietà chi comunque la pensa ancora alla vecchia maniera.

6. La nuova idea è condivisa da chiunque, e nessuno più la pensa alla vecchia maniera: non avrebbe nemmeno senso, sarebbe un palese errore. Alla fine, siamo tornati al punto 1, solo in maniera simmetrica.


Topografia della morale

Assegnare al cambiamento le etichette di "bene" o "male" è un giudizio legato al tempo ed al proprio schieramento in un dato momento in uno dei due lati del ribaltamento.
"Bene" è la propria idea di appartenenza, "male" quella degli altri.
Nella visione d'insieme, "bene" è l'idea di maggioranza.


Alcuni esempi
A. La schiavitù è passata da un idea accettata ad un male da condannare. E' facile oggi riconoscere che la schiavitù non è un bene: è facile, perché ormai tutti la pensano così.
Ma quando invece era un sistema stabilito e riconosciuto da tutti, ben pochi la trattavano come se fosse una cosa maligna ed inumana!

B. Nei tempi passati l'omosessualità è stata osteggiata e ripudiata dalla società; ora invece viene sempre più riconosciuta ed accettata, ed al contrario si osteggiano atteggiamenti omofobi o di semplice chiusura.
Viene spontaneo dire che questo processo è un bene, un bel segnale di progresso e di civiltà.
Ma se voi sareste nati e cresciuti cent'anni fa, vedere lo stato attuale probabilmente vi avrebbe fatto rizzare i capelli dallo sconcerto!
Lo stesso succederebbe senz'altro se vi capitasse di venir catapultati di cent'anni nel futuro.
Fate attenzione: di solito si ritiene che i cambiamenti che hanno portato fino allo stato corrente siano il "progresso"; ma eventuali altri cambiamenti che conducono al futuro vengono interpretati come "degenerazione".
Il cambiamento non è una scala che porta sempre più vicina al bene, ma puro e semplice mutamento. Siamo noi che, con un punto di vista limitato e incentrato su noi stessi, siamo convinti di essere il culmine del progresso, il punto più alto di una scala ascendente che porta fino a qui.
Lo stesso vale anche nei confronti delle altre culture: quelle più rigide della nostra ci appaiono come arretrate ed eccessivamente ristrette; ma non per questo quelle più disinibite ci sembrano più avanzate!
Al contrario, ci sembrano troppo lascive, immorali.
In maniera egoista, la pietra di paragone siamo noi stessi; noi siamo automaticamente nel giusto, e tutto ciò che si discosta è sbagliato per un motivo o per l'altro.

C. Rispetto all'anno mille, il potere della Chiesa Cattolica è andato progressivamente scemando, con una particolare accelerazione negli ultimi cinquant'anni. Di conseguenza, sempre più voci si levano contro la Chiesa.
Non è la loro opinione contraria ad indebolire la Chiesa, ma è l'indebolimento della Chiesa a permettere e richiamare la protesta.
Non sono predatori che attaccano una preda, ma avvoltoi che sentono il puzzolente richiamo di un cadavere.
E' facile, troppo facile unirsi adesso al carrozzone dei ribelli dell'ultima ora, quando ormai si è già raggiunta la quinta fase!
Il termine "ribelle" è qui usurpato: spetterebbe piuttosto alla persona che avesse avuto la forza ed il coraggio di ribellarsi alla Chiesa nell'anno mille.


Significato della suscettibilità
E' degno di nota che già il solo fatto di considerare come relativo il valore di un idea consolidata possa sembrare un attacco contro la stessa.
Gli esempi non sono scelti a caso, ma rappresentano alcune delle idee su cui la popolazione è più sensibile, dato che il loro insediamento è ancora in fase di assestamento.
Sono certo che i più sensibili, leggendo questi pochi esempi, avranno letto fra le righe le infamanti colpe di razzismo, omofobia o bigotteria. Accuse dello stesso tipo si potrebbero collezionare se si sfiorasse in modo simile argomenti come il femminismo, o la libertà d'espressione, o i diritti umani.
Il vero senso di questa reazione è da ricercarsi in una necessità dell'animo umano di professare la propria idea, al fine di ricercare tramite l'ostentazione quella sicurezza intima che lo spirito ancora non ha raggiunto.
Non è superfluo ripetere che in questa sede non si esprime un'opinione, ma al limite una meta-opinione, un opinione sulle opinioni stesse. Vale la pena ripeterlo: ogni opinione è per definizione basata su un punto di vista personale, e quest'ultima è pesantemente influenzata dalle correnti di pensiero dominanti in un dato luogo e periodo.


Rapporti fra realtà materiale e simbolo
E' davvero il tempo a far cedere un'idea, lasciando spazio al cambiamento? O è il cambiamento a sostituire la vecchia idea, segnando col suo corso il fluire del tempo?
E' una domanda senza senso. I cambiamenti materiali sono lo strumento con cui avvengono i cambiamenti dell'idea; ma se l'idea non fosse pronta per cambiare, non ci sarebbero strumenti materiali di sorta in grado di scardinarla!


L'utilità del male
Nella quinta fase la fine dell'idea è ormai prossima e certa, ma c'è ancora qualcuno che si ostina a rimanerle fedele.
Gli esempi sono rari, ma ben noti: le ultime guardie che rimangono al servizio del re anche dopo che è stato condannato a morte, oppure coloro che continuano a pregare gli dèi dei padri anche quando tutti si sono convertiti alla nuova religione.
Il loro è un esempio di coerenza o soltanto ottuso immobilismo? Rimangono convinti della propria idea, o è solo paura di accettare il cambiamento?
La maggioranza li odia, perché sono la testimonianza vivente del passato che ora tutti hanno rinnegato, ma che un tempo abbracciavano ciecamente; ed anche l'idea dominante, che ora è salda e sicura, un tempo è stata la follia di una minoranza di reietti, come lo sono ora loro.
E proprio qui sta il loro valore: un monito evidente che le opinioni umane si piegano docilmente ed inconsapevolmente, assecondando di volta in volta la direzione del vento del tempo.
Anche quelle che ci sono più care; anzi, forse soprattutto quelle.

venerdì 4 marzo 2011

Leggi e dimensioni

All'aumentare di dimensioni di un sistema aumenta la rigidità delle regole che lo disciplinano.

martedì 18 gennaio 2011

Pianto d'uno schiavo che non vuol esser schiavo

Questa società, di cui faccio finta d'esser parte...
di cui faccio parte, perchè ognuno in essa finge...
questa società che disprezza e sputa su tutti, salvo i presenti...
Più la odio e più ne sono invischiato, come un incubo che non dà respiro, ed il risveglio è un incubo peggiore...
E questa furia di combattere, di alzar bandire, di rivoltarsi contro un padrone per cadere nelle mani di un altro, non sono forse i rantoli d'una mosca che, cercando di fuggire alla tela, si consegna al ragno?

martedì 4 gennaio 2011

Eden

-"Per quale ragione Dio creò l'esistenza?"
-"Non per una ragione soltanto, ma per tante quanto il numero di ogni anima incarnata che abbia mai respirato"

martedì 14 dicembre 2010

venerdì 10 dicembre 2010

Smarriti

L'eremita che anni orsono
prese la via del bosco,
e vestì di pelli d'orso,
ormai sè fatto bestia,
e vaga sbranando
le pecore e i bambini.
E il ladro che giunse
al nostro villaggio
travestito da prete,
continua ancor'oggi
-che il suo delitto è scordato-
a predicare dall'altare

venerdì 3 dicembre 2010

Pazienza

In fondo la vittoria
è solo ritardare
d'un poco la sconfitta.

martedì 9 novembre 2010

Deus otiosus (sciamanismo moderno)

Grazie al cambio favorevole e all'inflazione che infesta quelle terre, avevo comprato per pochi soldi (l'equivalente di 20 euro) da uno sciamano della Siberia orientale una corda per raggiungere il cielo. Mi spiegò le semplici operazioni necessarie per attivarla: bastava carezzarla lascivamente e sussurrarle blandizie con voce suadente, ed ecco che la corda si faceva dapprima rigida, per poi ingrossarsi ed impennarsi puntando prepotentemente verso il cielo.
Tornato dal viaggio mi prese il desiderio di fare una passeggiata per i cieli oltremondani, giusto per la curiosità di vedere come son fatti quei luoghi del pensiero. Accesi quindi un incenso al gusto di sandalo che avevo comprato al mercatino dei souvenir dell'areoporto e misi nello stereo un cd di musica spirtuale; per riscaldare l'atmosfera bevetti anche un bel bicchiere di vino rosso da una bottiglia che avevo ricevuto in dono per lo scorso natale.
Quando la corda cominciò a risvegliarsi fra le mie mani, ebbi l'accortezza di legarne un capo al piede del divano, per evitare che nell'impeto della salita non mi si precluda la possibilità di un ritorno a terra; comunque sembrò proprio una precauzione inutile, dato che la corda si agitava svogliatamente, con un'intenzione fiacca e negligente - era forse per colpa del vino? .
Comunque presi ad inerpicarmi su questa molle via: m'ero immaginato di vedere la terra, la mia casa e le strade della mia città farsi sempre più piccole e distanti, man mano che salivo, un po' come si vede dal finestrino d'un aereo dopo il decollo.
Invece, al posto dell'altezza vertiginosa, vidi terra, casa e strade farsi prima sfocate, come avvolte da una nebbiolina che mischiava e rendeva sordi i colori, fino a farsi indistinte, una mescolanza confusa: quando raggiunsi la cima della corda tutto si era fatto di un bianco uniforme e spento: era questo dunque uno dei cieli sovrasensibili? Ero già nelle regioni dell'eterno?
Presi a camminare in questo bianco ovattato; camminavo veramente, mi muovevo o muovevo soltanto le mie gambe e i miei piedi restando fermo sul posto?
Ad ogni modo dopo una mezz'oretta di cammino mi accorsi che a breve distanza da me, all'incirca a quattro metri nella direzione in cui mi muovevo, o credevo di muovermi, stava dinnanzi a me un'ombra, appena percettibile; mentre cercavo di raggiungerla mi sfuggiva, mantenendo sempre la stessa distanza fra me e lei; però ad ogni passo dell'inseguimento l'ombra acquisiva sempre più consistenza, i suoi contorni si delineavano e la sua pelle acquistava colore.
Infine mi accorsi di esser entrato, anche se non saprei dire il momento esatto in cui ciò accadde, in una stanza, uno strano misto fra un tempio antico ed un ufficio da burocrate. L'ombra si era nel frattempo concretizzata in un uomo dal volto in bilico fra il vecchio; i capelli nero scuro lasciavano intravvedere nella base grigio chiara l'inganno della tintura; i suoi occhi erano d'un grigio glaciale e vuoto.
Aveva una strana giacca, d'un taglio fuori moda e dal colore cangiante dal grigio-verde all'oro; su essa erano appese molte spille e ninnoli d'oro, che lo rendevano simile ad un misto fra un vecchio generale d'armata ed ad una statua della madonna coperta da gioielli ed ex-voto.
Attorno a lui stavano impilati mucchi e mucchi di fogli accatastati a coprire la sua scrivania/altare- forse preghiere a lui indirizzate? Tuttavia non se ne occupava nè se ne preoccupava, e stava lì con lo sguardo fisso a guardare il nulla. Nemmeno alla mia presenza si smosse: non mi degnò di uno sguardo e tutto quel che fece fu sbuffare fra sè e sè, visibilmente infastidito.
Mi decisi a rivolgergli la parola: "Oh potente essere celeste, che conosci le sorti di noi mortali e custodisci i registri dei nostri destini! Concedimi la conoscenenza proibita, svelami come sono intrecciati alla mia vita i cammini degli altri umani che mi sono vicini, amici o nemici! Donami il potere di sapere ciò che mi aspetta da adesso alla fine!"
Il dio tornò a sbuffare e mi rispose, con voce forte, profonda ma annoiata:
'Deve compilare l'apposito modello; mi raccomando specifichi bene la motivazione.'
Mi allungò un foglio prestampato, ma non avevo con me niente per scrivere.
'Come, non s'è neanche portato una penna?'
'No, lo sciamano che mi ha venduto la corda non mi aveva detto niente in proposito.'
'Capisco' mi disse, e sparì.
Mi lasciò solo per un oretta; bruciavo dalla curiosità di sfogliare le sue carte ed i suoi documenti, ma come prima non riuscivo ad avvicinarmi ad essi, ogni passo in qualsiasi direzione mi lasciava fermo sul posto.
Alla fine il dio tornò e mi disse, distrattamente sorpreso: 'Ah, è ancora qui? Tenga.'
Mi allungò una luminosa e pesante penna biro d'oro.
Compilai con dovizia il modulo e glielo porsi; lui lo prese e lo impilò sopra gli altri fogli. Mi disse un arrivederci in cui era sottointeso l'ordine di lasciarlo solo ed andar via, dopodichè riprese a guardare il suo nulla.
Ero di nuovo in quel bianco insensato e mi resi conto con angoscia di quanto sarebbe stato difficile, forse impossibile trovare la corda; oltretutto non l'avevo neanche legata, d'altronde non c'era niente a cui assicurarla.
Ma per fortuna mi si fece vicino - o forse apparì d'un colpo?- una figura femminile, una signora dai capelli neri, in un tailleur rosso che sarebbe stato provocante se l'incantesimo non fosse stato incrinato dalle prime stonature del cedimento dell'età.
'Sono venuta per riportarla a terra', mi disse, al che risposi: 'Siete molto gentili'.
'Si figuri, è che non vogliamo che lei rimanga qui. Non vorrà mica diventare un dio anche lei, vero?'.
'No... Non ci avevo nemmeno pensato. Sa forse dirmi entro quando sarà esaudita la mia richiesta?'
'La prossima volta si faccia furbo, e porti un'offerta - dell'oro, o del liquore di lusso. Ora si stringa a me'.
Mi avvolse le braccia attorno al collo, stringendo i suoi seni contro il mio petto; sentii un forte profumo dolciastro, ed iniziai a precipitare, un senso come una forte nausea, finchè mi ritrovai nella mia stanza.
La donna si guardò intorno, come se volesse prendersi qualcosa in cambio dei suoi servigi da traghettatrice.
'Se vuole ho dell'incenso'.
'Si figuri... prenderò quella bottiglia di vino'.
'Mi dispiace, è già aperta.'
'Vabbè, non fa niente'.
Iniziò a scolorirsi velocemente fino a scomparire; la bottiglia che teneva in mano cadde a terra, ma adesso era vuota.
Legata attorno alla gamba del divano c'era ancora la corda, ma s'era tutta rinsecchita ed annerita, e a toccarla si spezzava in briciole e polvere. Lasciò una macchia sul pavimento, un lungo ghirigoro simile alla scrittura in corsivo d'un bimbo, ma priva di un qualunque significato.

venerdì 15 ottobre 2010

Creazione continua

"Eternity is in love with the productions of time."

Contrariamente a quanto si crede non v'è un confine invalicabile fra il cielo delle Idee platoniche ed il mondo sublunare, nè un passaggio obbligato in un unico verso. Esiste invece un interscambio di influenze fra le due sfere: se gli oggetti del mondo sono modellati sulle Idee preesistenti, queste a loro volta vengono cambiate dalla vita che gli oggetti hanno nel mondo. Questo dialogo ciclico e continuo, questa crescita continua è il vero scopo del dramma della creazione, che per molti fu una caduta ma che in realtà è un tuffo per arricchirsi dei tesori delle profondità.

martedì 12 ottobre 2010

La morte vista con occhi freddi e distanti

La psiche acquisisce il mondo esterno tramite la conoscenza. Ciò comporta un confronto fra tale mondo esterno (attraverso i sensi) e il 'mondo interno' che si attua tramite una proiezione di contenuti della psiche stessa sull'oggetto della conoscenza. A tale proiezione corrisponde, nella psiche, la creazione di un complesso, il formarsi cioè di un insieme di idee e concetti, stati d'animo e pregiudizi, che rappresenta l'oggetto una volta conosciuto, e serve da base per le interazioni future con esso.
Più importante per la persona è tale oggetto, più vengono in esso investite somme di energia psichica (libido) e, di riflesso vengono proiettati maggior componenti interni su esso.
Ora un vincolo simile è, al pari di un legame chimico, un legame energetico, e se spezzato rilascia tale energia in esso investita, con una violenza esplosiva tale che, nei casi più importanti, può venirne sbilanciata l'intera psiche - una similitudine potrebbe essere una diga (energia potenziale) che si rompe improvvisamente.
La ragione di tale rilascio può esser svariata; dai più banali casi, come lo smarrimento di un oggetto caro, ai più gravi, come la morte di una persona cara, o il rifiuto da parte di una persona che si ama.
In tal caso il soggetto perde al tempo anche il complesso in cui incanalava la libido, e si trova dunque al tempo stesso con un surplus di libido e senza una parte importante in cui investirla.
Vi è però anche il caso opposto, in cui, per una carenza, o un bisogno aumentato di libido, una somma di energia preimpiegata in un complesso dev'essere reindirizzata verso altri scopi; ecco allora che alcune pratiche religiose assumono un significato ulteriore: l'abbandono dei beni e della famiglia, la castità, la creazione dei mandala di sabbia nei monasteri tibetani e la loro distruzione; e in special modo, il sacrificio.
Fra tutti, il sacrificio del figlio considerato ispesso il sacrificio supremo - e il sacrificio di sè stessi, in cui virtualmente tutta la propria libido viene puntata verso un unico fine.

martedì 24 agosto 2010

L'Ingresso al Segreto

I primi segni grafici tracciati dall'uomo, i più vicini alla radice, non conoscono sfumature o colori: sono composti da linee nette, non vengono sussurrati come acquerelli ma gridati come incisioni nella roccia; questi tagli netti operano tutt'ora seppelliti nel profondo del nostro sentire, e spesso si fan beffe della nostra logica con la loro sottile ironia.

Ora, la difesa, la protezione per eccellenza è rappresentata dalla sfera; è l'utero che ci conteneva nel grembo materno, la bolla che ci circonda e pone distanza fra noi e gli altri, la nostra casa, la nostra famiglia, la nostra terra. Il segno per rappresentare tale sfera nella sua stilizzazione più arcaica è conosciuto a tutti.

La porta più veloce per entrare in questo segreto, l'inganno più usato per penetrare l'inaccessibile sfera è il buco; e qual'altro segno potremmo tracciare per un buco, se non il cerchio medesimo?

sabato 31 luglio 2010

Le vecchie e le nuove religioni

L'uomo ha dentro il petto il senso di colpa, un piccolo nucleo d'un rosso bruciante.
Per incanalare questa energia in modo fruttuoso sorsero molti sistemi - fra questi il più importante fu probabilmente la religione.
Ma l'efficacia fu tale da permettere un controllo anche sull'uomo stesso.
Non passò molto che ci fu chi pensò che le religioni fossero da sempre state un sistema di controllo societario e politico, ed il senso di colpa un'invenzione del potere costituito, un fulcro su cui far leva per comandare meglio le masse.
Così si invoca la liberazione dalle religioni, credendo di disfarsi con esse anche del senso di colpa.
Ma questo continuerà a rimanere in noi, e ciò che avremo perduto sarà soltanto la guida che gli dava forma e direzione.

Forse dopo un periodo di confusione costruiremo un nuovo argine a questa forza impetuosa?
Ci adorneremo ridendo di nuove catene, chiamandole 'Libertà'?

venerdì 16 luglio 2010

D'altre vetrate

Sulle roccie sopra Trieste ho incontrato tempo addietro questo Algiroide



















Si potrebbe srivere un libro sull'arte e la matematica con cui le scaglie del suo corpo sono disposte;
si potrebbe scrivere un libro ma probabilmente mi stuferei a metà, quindi farò finta di concentrarmi sulla corazza che protegge la testa del nostro amico





























Che mano sapiente ha tracciato quelle linee?










































Socchiudendo e strizzando gli occhi e magari dopo due birrette e un gin-tonic vediamo subito la somiglianza con l'albero sephirotico della cabala (o cabbala, o qhabbalah, più 'h' ci sono e meglio è); ma non basta, le stesse linee le ritroviamo incise nella galbula del cipresso e nella molecola dell'amigdalina (tanto chi va a controllare?? fidatevi!!).

Dio è ovunque lo si cerchi, ma ultimamente i rettiliani di David Icke gli stanno  rubando la piazza.

venerdì 25 giugno 2010

Il pover'uomo d'oggi

Non sono tanto forte da credere in Dio
nè tanto forte da non crederci.

martedì 22 giugno 2010

Aκρατοπότης

Ogni affermazione è composta per metà esatta di verità e per metà di menzogna.
Ciò che di volta in volta cambia è quanto finemente le due parti siano mescolate.

venerdì 18 giugno 2010

La ricerca e la verità

Non mi interessa
un Dio freddo e distante,
lontano ed immutabile,
oltre assoluto,
trascendentale ed uno.

Datemi un dio di bassa lega,
foss'anche un impostore!
Non un padrone altero
che sdegni le preghiere
da un trono o un piedistallo
ma un volto che consoli le mie pene
offrendomi del vino
- e forse non mantiene
ma almeno sa promettere.

venerdì 11 giugno 2010

Un'ombra

Nelle nostre culture è insito nel concetto di copia, di imitazione, l'inferiorità rispetto alla perfezione dell'originale.
E' la maledizione del Figlio che non sarà mai all'altezza del Padre, il segno del peccato originale; è la nostra maledizione, e il peso sulle spalle della nostra società.

martedì 18 maggio 2010

Il fiore e lo specchio

In fondo la distinzione fra amore puro ed amore per sè stessi è una banalità accademica; la si può osservare solo quanto l'intensità di tale amore è di scarsa importanza.