Per ingannar l'attesa fra un post e l'altro

Vi annoiate e non sapete cosa fare fra un aggiornamento e l'altro di questo blog?

Per bon?

No, veramente?

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lunedì 1 luglio 2013

Due preghiere

L'incensiere

Il suo corpo era avvolto da un velo di seta bianca. Era talmente fino che in alcune pieghe lasciava intravvedere il suo corpo, completamente nudo. Non era nè volgare nè provocante. La sua era una bellezza troppo profonda: semmai, era una vista dolce e commovente, come un'opera d'arte, o un'antica reliquia. Così, inginocchiata ed assorta, pareva una sposa, e su di lei quel bianco lenzuolo diveniva più prezioso del più ornato degli abiti nuziali.
La testa era reclinata, nascosta sotto il candido manto, ripiegato ed avvolto come se fosse un cappuccio. Le sue labbra erano nascoste, ma si capiva che si muovevano lungo le sillabe d'una preghiera. Le mani uscivano dal velo come due germogli di bucaneve dopo l'inverno. Erano congiunte, si sfioravano appena, con un gesto di fragilissima delicatezza. I suoni della sua preghiera si raccoglievano nell'incavo fra i palmi, e lì riecheggiavano, come se esitassero dentro un vaso di cristallo. Ne usciva un fumo di luce azzurra, che tracciava un'indecifrabile danza di curve nell'aria prima di salire e dissolversi.

Il rosario
Il legno d'abete scoppiettava nel focolare in pietra, riempiendo la stanza d'un profumo a metà fra l'incenso delle chiese ed il fumo dell'inferno. S'era fatto buio già da un po', e quella delle fiamme era l'unica fonte di luce dell'intera stanza. I vecchi travi in legno del soffitto erano già scomparsi nell'oscurità; sul suo volto invece si rifletteva il calore del fuoco, che colorava d'oro la sua barba ispida ed incolta, e la pelle del suo volto, inciso dalle rughe come un vecchio manoscritto.
Da un po' di tempo stringeva nel pugno un seme di miglio. Lo sguardo era concentrato sulla mano, ma non si sarebbe potuto indovinare i suoi pensieri, e nemmeno se stesse davvero pensando a qualcosa.
Terminò tutto ad un tratto, come se avesse inteso un segnale che a me era sfuggito. Allora aprì la mano, e gettò il seme di miglio fra le fiamme: sparì velocemente, con un sommesso crepitio, appena percettibile.
Lui nel frattempo s'era chinato, facendo cigolare le assi del pavimento. Raccolse un nuovo seme di miglio, da un sacchetto posato accanto alla sedia; lo strinse nel pugno, e cominciò a fissarlo, come aveva fatto per quello precedente, con uno sguardo perso e profondo, pensieroso ed assente. 

lunedì 24 giugno 2013

L'attesa silenziosa

Nelle chiese si può trovare un'eco dello Spirito di Dio.



Non in tutte, si intende: soltanto in quelle fatte di pietra o di legno, o in quelle più ricche nell'architettura, le più ornate d'opere d'arte; o all'opposto anche in quelle più semplici, costruite con il sudore e col sacrificio della povertà.


Non lo troverete invece in quei templi costruiti in pochi mesi con il cemento armato ed il cartongesso; lo Spirito rifugge anche dalle sale in cui l'illuminazione è elettrica, o in quelli in cui la voce del celebrante è trasmessa tramite un impianto di amplificazione, con il microfono e le casse.


Al contrario, lo Spirito si trova nelle chiese del dolore, come le cappelle degli ospedali.

Tuttavia anche nelle chiese in cui normalmente lo Spirito è presente, questi svanisce non appena vi fa ingresso l'uomo. Se le navate e gli altari sono vuoti, e dalla porta entra una singola persona, lo Spirito si ritrae, come un animale spaventato che fugge dietro un albero. Ma se si lascia passare un periodo di silenzio, tornerà a mostrarsi, dapprima timidamente, e poi in tutta la sua maestosa gloria. Quando invece a entrare nella chiesa è la moltitudine dei fedeli, per lo Spirito non c'è proprio più posto. Esso viene spinto fuori dalla folla e dal chiasso, e i canti che essi elevano cadono nel vuoto, perché chi dovrebbe riceverli è in quel momento assente. Anche durante le grandi celebrazioni è presente uno spirito nelle chiese, ma esso è lo spirito dell'umanità, ed in particolare di quella gente raccoltasi lì in quell'istante e in quel luogo. E' questo grande equivoco a far sì che tutte le celebrazioni religiose di gruppo finiscano col diventare un'atto d'idolatria, con cui l'uomo celebra sé stesso.

giovedì 20 giugno 2013

La mandorla


L'anello d'oro

Si è usi ripetere che la forma non ha valore, in quanto mera apparenza, e che essa va scartata in favore di una ricerca più approfondita sul contenuto.

Ma a meno di non supporre ipocrisie o nevrosi, come potrebbe esserci una discrasia fra questi due lati dell'essere? E poi, non c'è un contenuto anche nella forma, nell'apparenza esterna? Anche la similitudine fra gli oggetti più disparati può diventare una chiave di comprensione.


domenica 3 febbraio 2013

Labirinto


"Se appoggi all'orecchio la conchiglia, puoi sentire il suono del mare."
Ma io sentivo soltanto il rimbombo del fuoco, un suono potente e distante, come se giungesse da un tubo metallico, una fiamma lontana e violenta in un condotto d'areazione.


martedì 15 gennaio 2013

Hakeldama

Di uomini che si dicono profeti ne ho incontrati molti, ma forse soltanto lui aveva veramente parlato con Dio.
Ah, dannàti profeti! Bisognerebbe schiaffarli tutti in prigione, e lasciarli marcire al buio, in silenzio.
Lo stavamo prendendo in giro, dileggiandolo con quelle domande che in genere mandano su tutte le furie coloro che pretendono di essere uomini di Dio.
"Se Dio è tanto buono, perchè esiste il male?", gli chiese il mio compare, mentre gli tirava i capelli bianchi e gli pizzicava le guance fino a farle diventar rosse.
Rincarai la dose: "Dio ci ha promesso la salvezza; dato che è onnipotente, perchè ci fa aspettare? Perchè non si spiccia e ci salva adesso?"
Ma invece di adirarsi, il profeta piegò il capo, adombrato, e rispose con voce triste: "Non lo so, fratelli, non so la risposta a queste domande, così come non la sapete voi. E' vero, ho parlato con Dio. A dire il vero è stato un dialogo ben strano: io ho parlato a lungo, e gli ho chiesto tante cose, ma Dio mi ha risposto con una parola soltanto".
"E cos'è che ti avrebbe detto?"
"La verità racchiusa in un'unica parola. Ma è meglio rimanere all'oscuro, fidatevi, che essere a conoscenza di questa verità."
Il mio compare fu colto dall'ira: "Bando alle ciance, profeta! Dicci la parola, o ti taglio la gola!"
Tirò fuori di tasca il coltello, ed io, da bravo complice, immobilizzai l'uomo di Dio, storcendogli il braccio dietro la schiena. Di fronte alla minaccia, non ebbe altra scelta.
La parola era più di una semplice successione di suoni: racchiuse in essa c'erano colpa e dolore, confusione, amarezza e vergogna, rassegnazione. Vorrei dimenticarla, ci ho provato, ma non ci riesco. No, non ve la dirò, me la terrò per me, per quanto pesi: è meglio per voi rimanere ignari.
Non appena udimmo la parola, vedemmo la verità, provandola sulla nostra stessa pelle. C'era un incendio, un incendio immane che avvolgeva l'intero creato. Bruciava la nostra casa, bruciava l'aria, bruciavano i nostri corpi e persino i nostri pensieri.
La fiamma era viva ed indomabile, e mordeva, sapeva dove colpire, riconoscendo con una sorta di perverso istinto quali punti erano più sensibili al dolore e alla paura. Era ovunque, era ovunque. Senza scampo.
Gridammo al profeta, fra i spasmi di dolore: "Basta, basta, fa smettere il fuoco, fallo sparire!"
"Ahi, fratelli, vorrei tanto che ci fosse un modo per far cessar le fiamme! Io stesso le vedo, le vedo sempre, anche quando chiudo gli occhi, anche quando dormo. Persino i miei sogni bruciano! Forse col tempo imparerete a portare il dolore con dignità, ma il dolore non cesserà mai. Credo che l'unico modo per far scomparire l'incendio sia di dimenticare la parola: ma com'è possibile, quando il bacio rovente delle fiamme te la ricorda ad ogni istante?"

 So che siete increduli, e vi invidio: a me non è più concesso il lusso dell'incredulità, perchè vedo con i miei occhi la verità. Oh, non credete d’esser salvi: anche voi bruciate! Ma voi fortunati non vedete la luce ed il fumo delle fiamme, e non ne sentite i graffi strazianti sulla pelle. Ah, beati voi che non conoscete la verità!
Parlate, ridete, lavorate ed oziate, come se nulla fosse, ma intanto il fuoco vi divora!
No, non vi dirò la parola: restate ciechi, non guardate la verità, o anche voi non potrete più scordarla.