martedì 22 gennaio 2013
martedì 15 gennaio 2013
Hakeldama
Di uomini che si dicono profeti ne ho incontrati molti, ma forse soltanto lui aveva veramente parlato con Dio.
Ah, dannàti profeti! Bisognerebbe schiaffarli tutti in prigione, e lasciarli marcire al buio, in silenzio.
Lo stavamo prendendo in giro, dileggiandolo con quelle domande che in genere mandano su tutte le furie coloro che pretendono di essere uomini di Dio.
"Se Dio è tanto buono, perchè esiste il male?", gli chiese il mio compare, mentre gli tirava i capelli bianchi e gli pizzicava le guance fino a farle diventar rosse.
Rincarai la dose: "Dio ci ha promesso la salvezza; dato che è onnipotente, perchè ci fa aspettare? Perchè non si spiccia e ci salva adesso?"
Ma invece di adirarsi, il profeta piegò il capo, adombrato, e rispose con voce triste: "Non lo so, fratelli, non so la risposta a queste domande, così come non la sapete voi. E' vero, ho parlato con Dio. A dire il vero è stato un dialogo ben strano: io ho parlato a lungo, e gli ho chiesto tante cose, ma Dio mi ha risposto con una parola soltanto".
"E cos'è che ti avrebbe detto?"
"La verità racchiusa in un'unica parola. Ma è meglio rimanere all'oscuro, fidatevi, che essere a conoscenza di questa verità."
Il mio compare fu colto dall'ira: "Bando alle ciance, profeta! Dicci la parola, o ti taglio la gola!"
Tirò fuori di tasca il coltello, ed io, da bravo complice, immobilizzai l'uomo di Dio, storcendogli il braccio dietro la schiena. Di fronte alla minaccia, non ebbe altra scelta.
La parola era più di una semplice successione di suoni: racchiuse in essa c'erano colpa e dolore, confusione, amarezza e vergogna, rassegnazione. Vorrei dimenticarla, ci ho provato, ma non ci riesco. No, non ve la dirò, me la terrò per me, per quanto pesi: è meglio per voi rimanere ignari.
Non appena udimmo la parola, vedemmo la verità, provandola sulla nostra stessa pelle. C'era un incendio, un incendio immane che avvolgeva l'intero creato. Bruciava la nostra casa, bruciava l'aria, bruciavano i nostri corpi e persino i nostri pensieri.
La fiamma era viva ed indomabile, e mordeva, sapeva dove colpire, riconoscendo con una sorta di perverso istinto quali punti erano più sensibili al dolore e alla paura. Era ovunque, era ovunque. Senza scampo.
Gridammo al profeta, fra i spasmi di dolore: "Basta, basta, fa smettere il fuoco, fallo sparire!"
"Ahi, fratelli, vorrei tanto che ci fosse un modo per far cessar le fiamme! Io stesso le vedo, le vedo sempre, anche quando chiudo gli occhi, anche quando dormo. Persino i miei sogni bruciano! Forse col tempo imparerete a portare il dolore con dignità, ma il dolore non cesserà mai. Credo che l'unico modo per far scomparire l'incendio sia di dimenticare la parola: ma com'è possibile, quando il bacio rovente delle fiamme te la ricorda ad ogni istante?"
So che siete increduli, e vi invidio: a me non è più concesso il lusso dell'incredulità, perchè vedo con i miei occhi la verità. Oh, non credete d’esser salvi: anche voi bruciate! Ma voi fortunati non vedete la luce ed il fumo delle fiamme, e non ne sentite i graffi strazianti sulla pelle. Ah, beati voi che non conoscete la verità!
Parlate, ridete, lavorate ed oziate, come se nulla fosse, ma intanto il fuoco vi divora!
No, non vi dirò la parola: restate ciechi, non guardate la verità, o anche voi non potrete più scordarla.
Ah, dannàti profeti! Bisognerebbe schiaffarli tutti in prigione, e lasciarli marcire al buio, in silenzio.
Lo stavamo prendendo in giro, dileggiandolo con quelle domande che in genere mandano su tutte le furie coloro che pretendono di essere uomini di Dio.
"Se Dio è tanto buono, perchè esiste il male?", gli chiese il mio compare, mentre gli tirava i capelli bianchi e gli pizzicava le guance fino a farle diventar rosse.
Rincarai la dose: "Dio ci ha promesso la salvezza; dato che è onnipotente, perchè ci fa aspettare? Perchè non si spiccia e ci salva adesso?"
Ma invece di adirarsi, il profeta piegò il capo, adombrato, e rispose con voce triste: "Non lo so, fratelli, non so la risposta a queste domande, così come non la sapete voi. E' vero, ho parlato con Dio. A dire il vero è stato un dialogo ben strano: io ho parlato a lungo, e gli ho chiesto tante cose, ma Dio mi ha risposto con una parola soltanto".
"E cos'è che ti avrebbe detto?"
"La verità racchiusa in un'unica parola. Ma è meglio rimanere all'oscuro, fidatevi, che essere a conoscenza di questa verità."
Il mio compare fu colto dall'ira: "Bando alle ciance, profeta! Dicci la parola, o ti taglio la gola!"
Tirò fuori di tasca il coltello, ed io, da bravo complice, immobilizzai l'uomo di Dio, storcendogli il braccio dietro la schiena. Di fronte alla minaccia, non ebbe altra scelta.
La parola era più di una semplice successione di suoni: racchiuse in essa c'erano colpa e dolore, confusione, amarezza e vergogna, rassegnazione. Vorrei dimenticarla, ci ho provato, ma non ci riesco. No, non ve la dirò, me la terrò per me, per quanto pesi: è meglio per voi rimanere ignari.
Non appena udimmo la parola, vedemmo la verità, provandola sulla nostra stessa pelle. C'era un incendio, un incendio immane che avvolgeva l'intero creato. Bruciava la nostra casa, bruciava l'aria, bruciavano i nostri corpi e persino i nostri pensieri.
La fiamma era viva ed indomabile, e mordeva, sapeva dove colpire, riconoscendo con una sorta di perverso istinto quali punti erano più sensibili al dolore e alla paura. Era ovunque, era ovunque. Senza scampo.
Gridammo al profeta, fra i spasmi di dolore: "Basta, basta, fa smettere il fuoco, fallo sparire!"
"Ahi, fratelli, vorrei tanto che ci fosse un modo per far cessar le fiamme! Io stesso le vedo, le vedo sempre, anche quando chiudo gli occhi, anche quando dormo. Persino i miei sogni bruciano! Forse col tempo imparerete a portare il dolore con dignità, ma il dolore non cesserà mai. Credo che l'unico modo per far scomparire l'incendio sia di dimenticare la parola: ma com'è possibile, quando il bacio rovente delle fiamme te la ricorda ad ogni istante?"
So che siete increduli, e vi invidio: a me non è più concesso il lusso dell'incredulità, perchè vedo con i miei occhi la verità. Oh, non credete d’esser salvi: anche voi bruciate! Ma voi fortunati non vedete la luce ed il fumo delle fiamme, e non ne sentite i graffi strazianti sulla pelle. Ah, beati voi che non conoscete la verità!
Parlate, ridete, lavorate ed oziate, come se nulla fosse, ma intanto il fuoco vi divora!
No, non vi dirò la parola: restate ciechi, non guardate la verità, o anche voi non potrete più scordarla.
mercoledì 9 gennaio 2013
Cos'è la Verità?
Voi dite: "Dio è una menzogna!"
No! Le menzogne sono piutosto uno dei luoghi e dei modi con cui Dio si manifesta all'uomo.
Guardate il fedele ingenuo, che crede ciecamente nelle fiabe strampalate chiuse nei vecchi libri: egli guarda bugie, ma in esse vi vede Dio. Verità avvolta in un manto di falsità! Il fedele crede il falso, eppure in quel credere egli fa esperienza di Dio: esperienza vera, benchè resa possibile da circostanze fasulle.
In quale altra maniera potrebbe palesarsi la Verità suprema? Se ci pensate, è talmente suprema che ogni cosa in suo confronto è falsa: allo stesso modo, in confronto ad una luce fortissima tutti gli altri lumi paiono fiochi e persino bui.
Viene però il tempo in cui la gente si accorge della menzogna, e da quel momento in poi riescono a vedere soltanto questa: Dio è ancora lì dietro, ma non si riesce più a vederlo, perchè lo sguardo ricade soltanto sul velo esteriore. E' come se ad un certo punto vi accorgeste di una macchia sul vetro della finestra, e da quel momento in poi i vostri occhi ricadessero sempre lì, mettendo a fuoco soltanto la superficie del vetro, al punto da non scorgere più il paesaggio retrostante.
Ci è dunque precluso l'accesso a Dio, dalla nostra stessa sete di verità?
No, non temete. Non appena una menzogna tramonta, un altra è pronta a sorgere: ci coglierà di sorpresa, ci sembrerà una verità palese. La nostra ingenuità lo renderà trasparente, riusciremo a vederci attraverso, a vedere oltre, e torneremo a scorgere di nuovo un barlume di quella verità irraggiungibile.
No! Le menzogne sono piutosto uno dei luoghi e dei modi con cui Dio si manifesta all'uomo.
Guardate il fedele ingenuo, che crede ciecamente nelle fiabe strampalate chiuse nei vecchi libri: egli guarda bugie, ma in esse vi vede Dio. Verità avvolta in un manto di falsità! Il fedele crede il falso, eppure in quel credere egli fa esperienza di Dio: esperienza vera, benchè resa possibile da circostanze fasulle.
In quale altra maniera potrebbe palesarsi la Verità suprema? Se ci pensate, è talmente suprema che ogni cosa in suo confronto è falsa: allo stesso modo, in confronto ad una luce fortissima tutti gli altri lumi paiono fiochi e persino bui.
Viene però il tempo in cui la gente si accorge della menzogna, e da quel momento in poi riescono a vedere soltanto questa: Dio è ancora lì dietro, ma non si riesce più a vederlo, perchè lo sguardo ricade soltanto sul velo esteriore. E' come se ad un certo punto vi accorgeste di una macchia sul vetro della finestra, e da quel momento in poi i vostri occhi ricadessero sempre lì, mettendo a fuoco soltanto la superficie del vetro, al punto da non scorgere più il paesaggio retrostante.
Ci è dunque precluso l'accesso a Dio, dalla nostra stessa sete di verità?
No, non temete. Non appena una menzogna tramonta, un altra è pronta a sorgere: ci coglierà di sorpresa, ci sembrerà una verità palese. La nostra ingenuità lo renderà trasparente, riusciremo a vederci attraverso, a vedere oltre, e torneremo a scorgere di nuovo un barlume di quella verità irraggiungibile.
Comandare e seguire
- Guarda attentamente i loro corpi, osserva bene i loro movimenti: al contrario di quanto si pensi, è la loro ombra a muoversi per prima, ed è il corpo a seguirla.
-C'è un modo per svegliarli, per far sì che siano loro a comandare le ombre, e non viceversa?
-Oh, povera ombra, perchè vuoi renderla tua schiava? Piuttosto chinati ed ascoltala, ascolta il suo silenzio: poi prendila per mano, e camminate assieme. E se c'è musica, perchè no, fate un giro di danza: quando si gira in cerchio, non c'è più avanti o indietro. E quindi, chi segue, chi conduce?
-C'è un modo per svegliarli, per far sì che siano loro a comandare le ombre, e non viceversa?
-Oh, povera ombra, perchè vuoi renderla tua schiava? Piuttosto chinati ed ascoltala, ascolta il suo silenzio: poi prendila per mano, e camminate assieme. E se c'è musica, perchè no, fate un giro di danza: quando si gira in cerchio, non c'è più avanti o indietro. E quindi, chi segue, chi conduce?
Teologia democratica rappresentativa
Chi lo dice che Dio debba regnare in cielo? E poi, chi ha stabilito che debba esser proprio lui a ricoprire il ruolo di Dio?
Una volta l'Imperatore comandava su tutte le terre conosciute. Dicevano che la sua autorità deriva da quella divina: le cose terrestri sono un riflesso di quelle celesti, e le leggi dell'Impero traggono il loro fondamento di verità dall'essere in rapporto simbolico con le leggi divine.
Tutto bene, dunque, finchè l'Imperatore era al suo posto. Ma poi i suoi popoli hanno iniziato a sollevarsi, e l'Impero si è sgretolato. Al suo posto è sorta una masnada di tanti piccoli Re, e ognuno di loro sosteneva d'essere l'unico e vero nuovo imperatore.
E' ancora vero che le cose terrene riflettono le verità celesti? In tal caso, devono esserci stati in cielo tanti piccoli deì, ciascuno convinto d'esser l'unico e l'eterno!
Poi anche i Re sono caduti, com'era naturale, ed è venuto il tempo della democrazia: è il popolo a scegliersi di volta in volta il proprio capo.
Di nuovo io mi chiedo: le cose del basso continunano tuttora a simboleggiano i princìpi superiori? In tal caso ora Dio viene eletto dal popolo! E il Dio di turno rimane in carica soltanto cinque anni, e poi si torna alle elezioni; ma poi nei fatti il Dio in genere si dimette prima, spinto dalle proteste della gente, delusa da tutte le promesse che Egli aveva fatto in sede elettorale.
Una volta l'Imperatore comandava su tutte le terre conosciute. Dicevano che la sua autorità deriva da quella divina: le cose terrestri sono un riflesso di quelle celesti, e le leggi dell'Impero traggono il loro fondamento di verità dall'essere in rapporto simbolico con le leggi divine.
Tutto bene, dunque, finchè l'Imperatore era al suo posto. Ma poi i suoi popoli hanno iniziato a sollevarsi, e l'Impero si è sgretolato. Al suo posto è sorta una masnada di tanti piccoli Re, e ognuno di loro sosteneva d'essere l'unico e vero nuovo imperatore.
E' ancora vero che le cose terrene riflettono le verità celesti? In tal caso, devono esserci stati in cielo tanti piccoli deì, ciascuno convinto d'esser l'unico e l'eterno!
Poi anche i Re sono caduti, com'era naturale, ed è venuto il tempo della democrazia: è il popolo a scegliersi di volta in volta il proprio capo.
Di nuovo io mi chiedo: le cose del basso continunano tuttora a simboleggiano i princìpi superiori? In tal caso ora Dio viene eletto dal popolo! E il Dio di turno rimane in carica soltanto cinque anni, e poi si torna alle elezioni; ma poi nei fatti il Dio in genere si dimette prima, spinto dalle proteste della gente, delusa da tutte le promesse che Egli aveva fatto in sede elettorale.
lunedì 17 dicembre 2012
I fulmini sul corpo d'Europa
Per possedere Europa, Zeus aveva preso le sembianze di un toro bianco, ma lei gli resistette. Zeus infine si tramutò in aquila, e sotto questa forma violentò Europa.
Il toro sa essere forte e fiero, ma le fiamme del suo temperamento sono tenute a bada dall'essere vicino alla terra. E' la terra a renderlo mansueto: il toro la ama, e in cambio lei le dona la pace, quella pace piena che non è semplice armistizio, ma il dolce silenzio che segue l'appagamento delle brame.
Il toro sa essere forte e fiero, ma le fiamme del suo temperamento sono tenute a bada dall'essere vicino alla terra. E' la terra a renderlo mansueto: il toro la ama, e in cambio lei le dona la pace, quella pace piena che non è semplice armistizio, ma il dolce silenzio che segue l'appagamento delle brame.
L'aquila invece è insaziabile, è posseduta da una voracità crudele ed irrefrenabile, proprio perchè se ne sta nei cieli più alti e distanti. L'aquila sceglie le sue prede con fredda precisione, e piomba loro addosso con la freddezza chirurgica di un calcolo che non ammette errore.
La nobiltà del toro sta proprio nell'umiltà, quell'umiltà che manca alla sprezzante e superba aquila. Ma - crudelta del destino! - è proprio questa mancanza a decretare la vittoria dell'aquila e a far soccombere il toro.
Alla fine, Europa non si concede al toro, ma cede alla forza dell'aquila.
Alla fine, Europa non si concede al toro, ma cede alla forza dell'aquila.
Quante volte ancora dovrà avverarsi questa profezia? Quante aquile hanno posseduto con la forza Europa, e quante ancora violenteranno il suo corpo?
giovedì 6 dicembre 2012
Le ultime scoperte in campo di medicina anti-spirituale, e lo stato di fatto nella lotta alla gnosi
Ci sono tre categorie di uomini: quelli puramente materiali, coloro che possiedono un'anima ed infine quelli nei quali è conservata una scintilla di luce divina.
I primi sono gli ilici, uomini normali, simili ad animali, governati soltanto dalle loro pulsioni e dai desideri più bassi.
I secondi invece vengono detti psichici: sono disposti a ricevere le rivelazioni celesti, ma rimangono in balia degli errori e delle tentazioni, e perciò devono essere comunque guidati e condotti, come un gregge di pecore. Sono coloro che compongono il corpo della Grande Chiesa: sentono il richiamo di Dio, ma non sono ancora risvegliati.
Gli ultimi, infine, sono gli uomini spirituali. Hanno ricevuto pienamente la verità divina, hanno aperto gli occhi come un uomo che si sveglia da un sonno, e vedono: quella che gli altri chiamano realtà non è che una gabbia, una lurida prigione fatta di materia e vile carne. Ma non c'è motivo di temere: loro sono già salvi, e in fondo sanno che la liberazione è vicina. Non resta che struggersi di nostalgia, attendendo il momento in cui avrà termine quella farsa che gli altri uomini chiamano vita: soltanto allora torneranno finalmente alla loro amata dimora.
E' un fatto ormai accertato che le rivelazioni celesti e le verità divine non sono altro che superstizioni. L'anima e la scintilla divina dunque sono soltanto un intralcio che preclude allo sfortunato portatore di vivere pienamente la propria vita.
Come si può godere in santa pace dei piaceri mondani, se un'anima ci sussurra continuamente all'orecchio cosa è giusto e cosa no, cos'è vietato e cos'è peccato?
Per non parlare poi di quei disgraziati afflitti dalla scintilla divina! L'amaro senso di superiorità che la scintilla lascia in bocca si traduce nei fatti in una dolorosa emarginazione sociale; e la credenza nell'illusorietà della realtà materiale è di fatto in un'incapacità di vivere.
E' nostro preciso dovere cercare di curare questi sventurati.
In passato ci si limitava a separarli dal resto della popolazione sana, in maniera che il loro morbo non si propagasse come una sorta di epidemia spirituale.
Gli uomini affetti da anima venivano controllati periodicamente tramite le varie chiese sparse sul territorio; i casi più gravi venivano raccolti con l'inganno, e segregati in eremi o conventi.
Gli uomini spirituali erano meno problematici. In genere ci pensavano da soli a separarsi dalla massa; per quei pochi con vocazioni profetiche si risolveva rinchiudendoli in manicomio.
Ma erano altri tempi, e tali soluzioni hanno un sapore barbaro che non si accorda alle nostre idee di scienza e progresso: così facendo non si risolve il problema, ma lo si nasconde soltanto.
Tramite i risultati della ricerca applicata, si iniziano finalmente a vedere i primi spiragli nella cura di questi vaneggiamenti dello spirito.
Guarire una persona dall'anima è relativamente facile; la fase sperimentale è praticamente conclusa, e presto verranno messi a punto degli appositi farmaci inibitori da immettere sul mercato.
La cura agisce su due fronti. Da un lato al paziente vengono somministrati ormoni sessuali, per riaccendere e rinforzare il fuoco interno grasso e corporeo, che è capace di distruggere e digerire l'anima, in un processo chiamato psicolisi. Dall'altro vengono fornite sostanze psicoattive, che sebbene abbiano il difetto di abbassare notevolmente il quoziente intellettivo del paziente, hanno comunque il grande merito di assopire quelle parti della mente che nutrono e danno vigore all'anima. La cura agisce così in maniera duplice, tagliando i viveri all'anima e riducendola progressivamente.
Non c'è verso, invece, di attaccare la scintilla di luce per via farmaceutica: in fondo questa è di natura divina ed eterna, e di conseguenza è immutabile e non si può soffocare.
Non resta dunque che rimuovere la scintilla chirurgicamente. L'intervento non è affatto semplice: la scintilla è localizzata presso il plesso solare, e finora non si è mai riusciti a distaccarla senza provocare lesioni ai tessuti nervosi, con conseguenze anche serie per il paziente. Ma è soltanto una questione di tecnica: grazie all'uso di robot chirurgici guidati tramite computer, i danni collaterali stanno via via calando, e non mancherà molto prima che divengano del tutto trascurabili.
L'antico sogno dell'umanità è a portata di mano: una cura per la gnosi! Finalmente anche per i poveri spirituali ci sarà una speranza di diventare uomini perfettamente guariti, sani ed ilici.
C'è ancora incertezza, invece, su quali modalità di stoccaggio applicare per conservare la scintilla di luce in maniera sicura e stabile. In passato la si liberava semplicemente nell'aria, credendola innocua: in fondo è soltanto una vecchia e sciocca superstizione. Ma anche le superstizioni possono essere pericolose - basti pensare a quanti danni le antiche credenze hanno causato nel passato.
Secondo alcune recenti rilevazioni statistiche, rilasciare nell'aria la scintilla potrebbe causare un aumento della credulità popolare, e persino un acuirsi della religiosità. Secondo le stime più allarmistiche, si rischierebbe addirittura di riportare in vita Dio! Un Suo ritorno significherebbe rendere vani tutti gli sforzi che la scienza moderna ha fatto per rovesciare questo tiranno celeste ed immaginario.
Ma il progresso è inarrestabile, e senza dubbio riusciremo a trovare una maniera di imprigionare per sempre le schegge di luce divina, separando così una volta per tutte l'uomo dal suo inesistente padrone e creatore.
I primi sono gli ilici, uomini normali, simili ad animali, governati soltanto dalle loro pulsioni e dai desideri più bassi.
I secondi invece vengono detti psichici: sono disposti a ricevere le rivelazioni celesti, ma rimangono in balia degli errori e delle tentazioni, e perciò devono essere comunque guidati e condotti, come un gregge di pecore. Sono coloro che compongono il corpo della Grande Chiesa: sentono il richiamo di Dio, ma non sono ancora risvegliati.
Gli ultimi, infine, sono gli uomini spirituali. Hanno ricevuto pienamente la verità divina, hanno aperto gli occhi come un uomo che si sveglia da un sonno, e vedono: quella che gli altri chiamano realtà non è che una gabbia, una lurida prigione fatta di materia e vile carne. Ma non c'è motivo di temere: loro sono già salvi, e in fondo sanno che la liberazione è vicina. Non resta che struggersi di nostalgia, attendendo il momento in cui avrà termine quella farsa che gli altri uomini chiamano vita: soltanto allora torneranno finalmente alla loro amata dimora.
E' un fatto ormai accertato che le rivelazioni celesti e le verità divine non sono altro che superstizioni. L'anima e la scintilla divina dunque sono soltanto un intralcio che preclude allo sfortunato portatore di vivere pienamente la propria vita.
Come si può godere in santa pace dei piaceri mondani, se un'anima ci sussurra continuamente all'orecchio cosa è giusto e cosa no, cos'è vietato e cos'è peccato?
Per non parlare poi di quei disgraziati afflitti dalla scintilla divina! L'amaro senso di superiorità che la scintilla lascia in bocca si traduce nei fatti in una dolorosa emarginazione sociale; e la credenza nell'illusorietà della realtà materiale è di fatto in un'incapacità di vivere.
E' nostro preciso dovere cercare di curare questi sventurati.
In passato ci si limitava a separarli dal resto della popolazione sana, in maniera che il loro morbo non si propagasse come una sorta di epidemia spirituale.
Gli uomini affetti da anima venivano controllati periodicamente tramite le varie chiese sparse sul territorio; i casi più gravi venivano raccolti con l'inganno, e segregati in eremi o conventi.
Gli uomini spirituali erano meno problematici. In genere ci pensavano da soli a separarsi dalla massa; per quei pochi con vocazioni profetiche si risolveva rinchiudendoli in manicomio.
Ma erano altri tempi, e tali soluzioni hanno un sapore barbaro che non si accorda alle nostre idee di scienza e progresso: così facendo non si risolve il problema, ma lo si nasconde soltanto.
Tramite i risultati della ricerca applicata, si iniziano finalmente a vedere i primi spiragli nella cura di questi vaneggiamenti dello spirito.
Guarire una persona dall'anima è relativamente facile; la fase sperimentale è praticamente conclusa, e presto verranno messi a punto degli appositi farmaci inibitori da immettere sul mercato.
La cura agisce su due fronti. Da un lato al paziente vengono somministrati ormoni sessuali, per riaccendere e rinforzare il fuoco interno grasso e corporeo, che è capace di distruggere e digerire l'anima, in un processo chiamato psicolisi. Dall'altro vengono fornite sostanze psicoattive, che sebbene abbiano il difetto di abbassare notevolmente il quoziente intellettivo del paziente, hanno comunque il grande merito di assopire quelle parti della mente che nutrono e danno vigore all'anima. La cura agisce così in maniera duplice, tagliando i viveri all'anima e riducendola progressivamente.
Non c'è verso, invece, di attaccare la scintilla di luce per via farmaceutica: in fondo questa è di natura divina ed eterna, e di conseguenza è immutabile e non si può soffocare.
Non resta dunque che rimuovere la scintilla chirurgicamente. L'intervento non è affatto semplice: la scintilla è localizzata presso il plesso solare, e finora non si è mai riusciti a distaccarla senza provocare lesioni ai tessuti nervosi, con conseguenze anche serie per il paziente. Ma è soltanto una questione di tecnica: grazie all'uso di robot chirurgici guidati tramite computer, i danni collaterali stanno via via calando, e non mancherà molto prima che divengano del tutto trascurabili.
L'antico sogno dell'umanità è a portata di mano: una cura per la gnosi! Finalmente anche per i poveri spirituali ci sarà una speranza di diventare uomini perfettamente guariti, sani ed ilici.
C'è ancora incertezza, invece, su quali modalità di stoccaggio applicare per conservare la scintilla di luce in maniera sicura e stabile. In passato la si liberava semplicemente nell'aria, credendola innocua: in fondo è soltanto una vecchia e sciocca superstizione. Ma anche le superstizioni possono essere pericolose - basti pensare a quanti danni le antiche credenze hanno causato nel passato.
Secondo alcune recenti rilevazioni statistiche, rilasciare nell'aria la scintilla potrebbe causare un aumento della credulità popolare, e persino un acuirsi della religiosità. Secondo le stime più allarmistiche, si rischierebbe addirittura di riportare in vita Dio! Un Suo ritorno significherebbe rendere vani tutti gli sforzi che la scienza moderna ha fatto per rovesciare questo tiranno celeste ed immaginario.
Ma il progresso è inarrestabile, e senza dubbio riusciremo a trovare una maniera di imprigionare per sempre le schegge di luce divina, separando così una volta per tutte l'uomo dal suo inesistente padrone e creatore.
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