Per ingannar l'attesa fra un post e l'altro

Vi annoiate e non sapete cosa fare fra un aggiornamento e l'altro di questo blog?

Per bon?

No, veramente?

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martedì 15 aprile 2014

La bomba ha la stessa forma d'un anfora:
goccia dopo goccia, l'uomo vi ha raccolto
tutta la sua collera, tutta la sua follia.







lunedì 10 marzo 2014


Le parole son come le formiche:
all'apparenza innocue, eppure di nascosto
si ammassano e divorano;
abradono, sminuzzano, raccolgono.

mercoledì 5 marzo 2014


«Tu sei giovane, e non puoi certo ricordare, ma un tempo, quando io ero un bambino come te, faceva ancora freddo. Quando avevo cinque anni si mise persino a nevicare. Fu l’ultima volta, ma mio padre mi disse che ai suoi tempi era frequente.»
«Cos’è nevicare?»
«E’ come una specie di pioggia, ma fredda e bianca. E’ soffice, e si può prendere in mano.»
«Dai nonno, non prendermi in giro!»
«So che non puoi crederci, ma è la pura verità. Poi è venuto il caldo, sempre più caldo. Non nevicava più, e pian piano anche l’inverno si scordò di tornare. Ricordo ancora l’ultima volta che mia madre accese il fuoco nel camino.»
«Ecco, vedi? Ti stai prendendo gioco di me! Lo sanno tutti che il fuoco non esiste!»
«Il fuoco divenne inutile, perchè faceva sempre più caldo. Al posto del tepore del focolare, la gente cercava il riparo dell’ombra. Quando il calore si alzò ulteriormente, smettemmo di cuocere la carne, ed iniziammo a nutrirci soltanto di frutta e di verdura crude. Allora i filosofi dissero: “Il fuoco è morto!”
All’inizio quest’affermazione fece scalpore: un tempo senza fuoco si sarebbe morti di freddo. Ma ora non serviva più, ed anche lo scandalo della sua morte fu presto dimenticato. La gente non ne parlava più, semplicemente non gli interessava; e ben presto finirono col credere che non sia mai esistito, e si convinsero che era una cosa inventata dalla fantasia, una superstizione di tempi passati ed ignoranti.»
«E com’era, il fuoco?»
«Oh, era caldo, e faceva male a toccarlo. Ma era bellissimo, rosso come il sangue, e si muoveva sempre, come se fosse vivo. Sembrava un grande fiore...»
«Un fiore vivo? Mordeva?»
«Beh, si. Mangiava, e bisognava dargli in pasto legna secca. Ma se ti avvicinavi troppo ti prendeva, e rischiavi di finir divorato a tua volta!»
«Ma allora è un bene che non ci sia più! Però mi piacerebbe vederlo, magari da lontano. Dimmi, nonno, il fuoco non può più tornare?»
«Ci sono due correnti di pensiero: i poeti dicono che verrà nuovamente il grande freddo, e che dovremo cercare dov’è finito il fuoco, e supplicarlo di tornare da noi. Gli studiosi invece sostengono che i giorni si faranno sempre più caldi, finchè il sole sarà talmente forte da incendiare i prati, le case, ed anche gli uomini. In quel caso sarà il fuoco a tornare di sua spontanea volontà, e la sua assenza non sarebbe che la preparazione del suo tremendo ritorno: ma saranno giorni terribili, di morte e disperazione.»
«Speriamo che tutto resti com’è ora!»

sabato 1 marzo 2014


"Credo in un Dio malevolo, creatore d'una terra difettosa, in un tiranno che riserva a sè primizie e perfezioni, e quando dona scarti e avanzi pretende gratitudine."

martedì 11 febbraio 2014



Stringimi le mani:
sognavo di cadere.
Scendiamo nell'abisso
assieme, assieme.

Làsciati trascinare:
la vera dannazione
non è perdere il sole
ma vivere lontani.


L'inverno soffia un brivido nell'anima:
Come la scintilla che corre sul filo del rasoio
Come il tintinnio della sciabola del boia
Come il vento che corre sopra la schiena nuda
Fischiando nelle vertebre come se fosse un flauto

venerdì 27 settembre 2013

Anèlito




Vidi un uomo, immerso nell'oscurità, come se fosse sotto terra. Vedevo l'intreccio delle sue vene, le arterie che si gettavano come ponti attraverso il corpo, ed i singoli capillari avviluppati come una fittissima ragnatela. L'intero sistema circolatorio formava un complesso simile alle radici d'un albero. E dove la testa terminava, partivano verso l'alto una serie di grosse arterie, avvolte a spirale l'una sull'altra, come a formare il tronco vivo di quello stesso albero, ed i rami ed i ramoscelli erano di vene della stessa forma e dello stesso colore di quelle del corpo sottostante.







Nel corpo inferiore pulsava un cuore rosso ed oscuro, che riceveva l'oscurità circostante, e la spingeva in circolo, affinchè si purificasse. Il corpo la mutava in una linfa dolce, un'acqua in cui era disciolta la luce vivente; il cuore quindi la raccoglieva nuovamente in sè, per poi inviarla verso l'alto. In corrispondenza al cuore inferiore, nei rami dell'albero superiore brillava un cuore di luce, come se fosse fatto di oro spirituale, l'oro di Ophir.






E' la terra a spingere verso l'alto il fiore, o è il sole a chiamarlo a sè?