Per ingannar l'attesa fra un post e l'altro

Vi annoiate e non sapete cosa fare fra un aggiornamento e l'altro di questo blog?

Per bon?

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lunedì 17 dicembre 2012

I fulmini sul corpo d'Europa

Per possedere Europa, Zeus aveva preso le sembianze di un toro bianco, ma lei gli resistette. Zeus infine si tramutò in aquila, e sotto questa forma violentò Europa.

Il toro sa essere forte e fiero, ma le fiamme del suo temperamento sono tenute a bada dall'essere vicino alla terra. E' la terra a renderlo mansueto: il toro la ama, e in cambio lei le dona la pace, quella pace piena che non è semplice armistizio, ma il dolce silenzio che segue l'appagamento delle brame.


L'aquila invece è insaziabile, è posseduta da una voracità crudele ed irrefrenabile, proprio perchè se ne sta nei cieli più alti e distanti. L'aquila sceglie le sue prede con fredda precisione, e piomba loro addosso con la freddezza chirurgica di un calcolo che non ammette errore.


La nobiltà del toro sta proprio nell'umiltà, quell'umiltà che manca alla sprezzante e superba aquila. Ma - crudelta del destino! - è proprio questa mancanza a decretare la vittoria dell'aquila e a far soccombere il toro.
Alla fine, Europa non si concede al toro, ma cede alla forza dell'aquila.


Quante volte ancora dovrà avverarsi questa profezia? Quante aquile hanno posseduto con la forza Europa, e quante ancora violenteranno il suo corpo?


giovedì 6 dicembre 2012

Le ultime scoperte in campo di medicina anti-spirituale, e lo stato di fatto nella lotta alla gnosi

Ci sono tre categorie di uomini: quelli puramente materiali, coloro che possiedono un'anima ed infine quelli nei quali è conservata una scintilla di luce divina.
I primi sono gli ilici, uomini normali, simili ad animali, governati soltanto dalle loro pulsioni e dai desideri più bassi.
I secondi invece vengono detti psichici: sono disposti a ricevere le rivelazioni celesti, ma rimangono in balia degli errori e delle tentazioni, e perciò devono essere comunque guidati e condotti, come un gregge di pecore. Sono coloro che compongono il corpo della Grande Chiesa: sentono il richiamo di Dio, ma non sono ancora risvegliati.
Gli ultimi, infine, sono gli uomini spirituali. Hanno ricevuto pienamente la verità divina, hanno aperto gli occhi come un uomo che si sveglia da un sonno, e vedono: quella che gli altri chiamano realtà non è che una gabbia, una lurida prigione fatta di materia e vile carne. Ma non c'è motivo di temere: loro sono già salvi, e in fondo sanno che la liberazione è vicina. Non resta che struggersi di nostalgia, attendendo il momento in cui avrà termine quella farsa che gli altri uomini chiamano vita: soltanto allora torneranno finalmente alla loro amata dimora.
E' un fatto ormai accertato che le rivelazioni celesti e le verità divine non sono altro che superstizioni. L'anima e la scintilla divina dunque sono soltanto un intralcio che preclude allo sfortunato portatore di vivere pienamente la propria vita.
Come si può godere in santa pace dei piaceri mondani, se un'anima ci sussurra continuamente all'orecchio cosa è giusto e cosa no, cos'è vietato e cos'è peccato?
Per non parlare poi di quei disgraziati afflitti dalla scintilla divina! L'amaro senso di superiorità che la scintilla lascia in bocca si traduce nei fatti in una dolorosa emarginazione sociale; e la credenza nell'illusorietà della realtà materiale è di fatto in un'incapacità di vivere.
E' nostro preciso dovere cercare di curare questi sventurati.
In passato ci si limitava a separarli dal resto della popolazione sana, in maniera che il loro morbo non si propagasse come una sorta di epidemia spirituale.
Gli uomini affetti da anima venivano controllati periodicamente tramite le varie chiese sparse sul territorio; i casi più gravi venivano raccolti con l'inganno, e segregati in eremi o conventi.
Gli uomini spirituali erano meno problematici. In genere ci pensavano da soli a separarsi dalla massa; per quei pochi con vocazioni profetiche si risolveva rinchiudendoli in manicomio.
Ma erano altri tempi, e tali soluzioni hanno un sapore barbaro che non si accorda alle nostre idee di scienza e progresso: così facendo non si risolve il problema, ma lo si nasconde soltanto.
Tramite i risultati della ricerca applicata, si iniziano finalmente a vedere i primi spiragli nella cura di questi vaneggiamenti dello spirito.
Guarire una persona dall'anima è relativamente facile; la fase sperimentale è praticamente conclusa, e presto verranno messi a punto degli appositi farmaci inibitori da immettere sul mercato.
La cura agisce su due fronti. Da un lato al paziente vengono somministrati ormoni sessuali, per riaccendere e rinforzare il fuoco interno grasso e corporeo, che è capace di distruggere e digerire l'anima, in un processo chiamato psicolisi. Dall'altro vengono fornite sostanze psicoattive, che sebbene abbiano il difetto di abbassare notevolmente il quoziente intellettivo del paziente, hanno comunque il grande merito di assopire quelle parti della mente che nutrono e danno vigore all'anima. La cura agisce così in maniera duplice, tagliando i viveri all'anima e riducendola progressivamente.
Non c'è verso, invece, di attaccare la scintilla di luce per via farmaceutica: in fondo questa è di natura divina ed eterna, e di conseguenza è immutabile e non si può soffocare.
Non resta dunque che rimuovere la scintilla chirurgicamente. L'intervento non è affatto semplice: la scintilla è localizzata presso il plesso solare, e finora non si è mai riusciti a distaccarla senza provocare lesioni ai tessuti nervosi, con conseguenze anche serie per il paziente. Ma è soltanto una questione di tecnica: grazie all'uso di robot chirurgici guidati tramite computer, i danni collaterali stanno via via calando, e non mancherà molto prima che divengano del tutto trascurabili.
L'antico sogno dell'umanità è a portata di mano: una cura per la gnosi! Finalmente anche per i poveri spirituali ci sarà una speranza di diventare uomini perfettamente guariti, sani ed ilici.
C'è ancora incertezza, invece, su quali modalità di stoccaggio applicare per conservare la scintilla di luce in maniera sicura e stabile. In passato la si liberava semplicemente nell'aria, credendola innocua: in fondo è soltanto una vecchia e sciocca superstizione. Ma anche le superstizioni possono essere pericolose - basti pensare a quanti danni le antiche credenze hanno causato nel passato.
Secondo alcune recenti rilevazioni statistiche, rilasciare nell'aria la scintilla potrebbe causare un aumento della credulità popolare, e persino un acuirsi della religiosità. Secondo le stime più allarmistiche, si rischierebbe addirittura di riportare in vita Dio! Un Suo ritorno significherebbe rendere vani tutti gli sforzi che la scienza moderna ha fatto per rovesciare questo tiranno celeste ed immaginario.
Ma il progresso è inarrestabile, e senza dubbio riusciremo a trovare una maniera di imprigionare per sempre le schegge di luce divina, separando così una volta per tutte l'uomo dal suo inesistente padrone e creatore.

domenica 4 novembre 2012

I bracconieri che cacciano Dio col laccio

Molti si dicono atei: bella forza essere atei, quando non c'è Dio nei paraggi!
Vorrei vedere quanti di voi sarebbero capaci di negare l'Eterno in sua presenza!

Ma mi direte: e com'è che Dio non si vede? Dov'è finito?
Vi rispondo: Dio è stato imprigionato dall'uomo, il Signore è stato messo in carcere dal suo servitore.

Dio si manifesta nell'arte: e nel corso degli anni la cultura ha raccolto l'arte e l'ha chiusa in luoghi destinati a contenerla. Musei, teatri e sale da concerto non servono a proteggere l'arte, ma a proteggere l'uomo da essa, in maniera che l'arte non possa fuggire da lì e perseguitare gli esseri umani con le sue tormentose domande e le sue insostenibili meraviglie.

Dio si manifesta nella natura: e nel corso dei secoli la civiltà prima e la tecnica poi hanno creato città con materia morta e sintetica, chiudendo fuori dalle mura cittadine tutto ciò che era ancora selvaggio ed indomito. E ciò che entrava in città non era che la pallida ombra della natura: animali addomesticati, o fiori ed alberi piegati ad essere schiavi dell'uomo. Eppure, anche questi sono visti con diffidenza, e li si circonda con limiti, che siano recinti o aiuole.

Infine, Dio si manifesta nel sacro: e nel corso dei millenni la religione è riuscito ad attirare Dio con l'inganno in quelle trappole chiamate templi e chiese. L'esca usata per ammaliare il Signore è stata il sacrificio: un profumo irresistibile, che ha fatto dapprima sporgere Dio dall'Empireo, come un uomo si sporge dal balcone di casa sua. A suon di sporgersi, Dio è caduto, richiamato dalla fame di sacrificio, ed incantato dalle preghiere dei fedeli. Ed ora è rinchiuso nelle chiese, gabbie fatte di pietra e cemento per non permettere al Padreterno di tornare nell'alto dei suoi cieli. Si potrebbe obiettare: le chiese hanno porte e finestre, Dio non può forse fuggire da lì? Ma più che le pietre dei muri, a trattenere Dio è proprio il desiderio che l'ha fatto cadere, a cui Lui non è capace di rinunciare.

Non crediate dunque di aver tanta forza di spirito, quando vi professate atei: se potete farlo è solo grazie ad un lavoro preparatorio lungo quanto la storia umana, grazie al quale il Dio celeste è stato ridotto in ceppi.

lunedì 29 ottobre 2012

Un'interpretazione mistica & cristiana della canzone "Tre parole" di Valeria Rossi

Ben pochi se ne sono accorti, ma il ritornello di questa famosa canzone parla del rapporto d'amore fra Dio e gli uomini, attraverso cui l'anima umana viene salvata dal peccato.
Analizziamo, scendendo fra le righe:

Dammi tre parole
Sole, cuore, amore

Il sole è la luce superiore della Divinità; il cuore è il Vas Electionis che all'interno dell'uomo riceve e riflette la Luce Divina, il microcosmo in cui si rispecchia il macrocosmo. L'amore è la via che connette entrambi, Eros ed Agape quale forza d'attrazione fra il Regno Celeste e quello terrestre.

Dammi un bacio che non fa parlare
Queso passo si riferisce all'Unio Mystica fra l'Amato e l'Amante, così come descritta nel Cantico dei Cantici. Non fa parlare, perchè non è possibile descriverla nè trasmetterla con le comuni parole, ma l'unico modo di conoscerla è soltanto tramite l'esperienza mistica diretta e personale.

È l'amore che ti vuole
L'uomo non può salvarsi da solo dallo stato in cui è caduto in seguito al peccato originale; è Dio che lo salva, e Lui soltanto, sollevandolo a Sè con il dono della grazia. 

Prendere o lasciare
Accettare la chiamata divina significa abbandonare le cose di questo mondo, le sue promesse e le sue lusinghe: non si può servire allo stesso tempo Dio e Mammona!


Stavolta non farlo scappare
Una volta, ed una volta soltanto il Figlio di Dio è venuto nel mondo, per darci la sua lieta novella: poveri coloro che non sanno cogliere al volo il Suo messaggio di speranza! Perchè la seconda venuta del Figlio di Dio sarà terribile, e Lo verdà nella veste di giudice: allora sarà troppo tardi per pentirsi e convertirsi!

Sono le istruzioni
Per muovere le mani

La via per la salvezza passa attraverso la preghiera: le due mani che si congiungono sono la prefigurazione della congiunzione del cuore umano con il sole, la Luce suprema divina!

Non siamo mai
Così vicini

Il Corano recita in un suo passo che "Noi siamo a Lui più vicini della sua vena giugulare". Dio non è distante ed indifferente: siamo noi che Lo chiudiamo fuori dal nostro cuore, voltandogli le spalle! Ma Egli è sempre pronto al perdono: basterebbe chiederlo, e Lui tornerebbe a donarci la Sua calda e santa Luce!


Ovviamente anche le strofe parlano del medesimo tema:

C'è solo una cura
Come abbiamo già detto, l'uomo non può salvarsi da sè: una simile presunzione è la fonte prima della attuale decadenza morale che affligge la nostra società. Non c'è salvezza se non quella che proviene da Dio, per il tramite della Santa Madre Chiesa.


Io so che lo sai
È una stanza vuota
Io mi fiderei

La stanza vuota è il cuore: non basta che la fede per riempirla con lo Spirito Santo!


Bravo puoi capire
Cose che non sai
Sei il tuo guaritore
Sei nel tuo mondo

Una volta ricevuto in sè lo Spirito Santo, la nostra limitata percezione viene offuscata dalla stessa Saggezza Divina: come una candela in pieno giorno, come i fiochi lumi delle stelle che scompaiono quando sorge il sole.
E' Cristo il guaritore che ci purifica dalla macchia del peccato; ed è portandolo nel nostro cuore che possiamo guarire noi stessi.


Parla a voce bassa
Spiegami che vuoi
Sai ne è pieno il mondo
Di mali come i tuoi
Slacciati la faccia
Arrabbia gatto che
Gioca con la buccia
E gira in tondo

Questa strofa parla all'uomo che chiude a Dio il suo cuore, e crede di poter vivere ed essere felice con le sue sole forze nel mondo della materia.
Ma il nostro corpo, e il mondo terreno, non sono che buccie, scorze secche avvolte attorno allo spirito. E' inutile arrabbattarsi ad inseguire le miserie del regno terreno: non si fa altro che perdersi in un labirinto, e vedere il male ovunque.

L'ultima strofa ci ricorda che l'uomo è l'intermediario fra il cielo e la terra, e che fra i due regni corre così poca distanza quanto lo spessore d'un velo; e alla morte del Redentore, non si è forse squarciato il velo del tempio, come se fosse stato attraversato da un fulmine?
Tra la terra ed il cielo
In mezzo ci sei te
A volte è solo un velo
Un giorno, un fulmine

Infine, ci viene ricordato che l'aiuto divino non è una cosa che ci spetta, che ci è dovuta, ma anzi bisogna meritarsela:
Sei dato dato dato
Avuto avuto avrai
Oggi ha già piovuto, dove sei?


La pioggia, in quanto dono di fertilità per i campi che discende dal cielo, raffigura la generosità di Dio: lui ha già fatto il primo passo verso di noi, ma adesso spetta a noi rispondere!

martedì 2 ottobre 2012

Il contrabbandiere di libero arbitrio

Solo Dio, in quanto causa prima, è veramente libero; tutto il resto del creato sottostà al suo volere, per gradazioni sempre più stringenti man mano che ci si allontana da Lui.
Fra il Trono in cui Dio risiede e la terra in cui abitano gli uomini ci sono sette cieli, attraversando i quali la parola d’amore di Dio diviene progressivamente un ferreo ed immutabile ordine.
Il primo cielo è la Libertà, su cui poggia il Trono divino; il secondo cielo è la Volontà, il terzo l’Azione, il quarto la Regola, il quinto ed il sesto rispettivamente la Causa e l’Effetto; l’ultimo, che giunge a toccare la terra, è il Determinismo.
Gli atti, i pensieri e le speranze degli uomini sono dunque vani: già prima dell’eternità Dio ha prestabilito per ognuno di essi il corso della loro vita, ed anche la loro destinazione e ricompensa nell’aldilà.
Ma ci sono alcuni uomini che nonostante i rischi ed i pericoli riescono ogni giorno a contrabbandare piccole quantità di libero arbitrio. E’ rischioso: se venissero presi sul fatto, chissà in quali tremende punizioni divine potrebbero incorrere!
Non è certo facile aggirare tutti le dogane dei sette cieli, ma non è neanche impossibile. La Volontà è assorbita in sì stessa, e non bada per nulla agli altri, mentre l’Azione non ha mai tempo a sufficienza per indagare ciò che non la riguarda. Le regole sono come le maglie d’una rete: bloccano ed invischiano, ma se si è sufficientemente piccoli ed agili si può riuscire a sgattaiolare fra i buchi lasciati fra una e l’altra. Così, sapendo già la finalità che si vuole ottenere, si può creare ad arte le cause necessarie per raggiungerle.
Così questi contrabbandieri riescono a portare agli uomini alcune briciole di libero arbitrio, che di diritto spetterebbe solo a Dio. Non lo fanno certo per denaro: i guadagni sono molto scarsi, specialmente se paragonati ai rischi e alla fatica. Forse lo fanno per passione, o per senso del dovere, chissà. Forse le loro azioni rispondono ad un comando divino, a loro stessa insaputa; forse Dio li usa come dei mezzi inconsapevoli, per far gustare all’uomo il dolce e crudele peso della Libertà.

martedì 11 settembre 2012

Una gita all'Ikea



 


Tema
"Descrivi la tua gita all’Ikea"


Svolgimento

Ieri la maestra ci ha portati tutti alle rovine di Padova, dove sorge uno dei centri Ikea meglio conservati di tutta Europa. Dopo un breve viaggio siamo arrivati alla zona archeologica, e poi abbiamo continuato a piedi.
La maestra ci ha detto che l’ampio spiazzo serviva a parcheggiare le automobili, dei carri chiusi che si credeva fossero in grado di muoversi da soli. Per terra sono rimasti ancora dei pezzi dell’antica pavimentazione in asfalto.
C’era anche una guida, che ci ha spiegato che il centro Ikea serviva per comprare cose come mobili, piatti, e tende. Era come uno dei nostri negozi, ma molto, molto più grande. Nel corso degli anni il tetto è crollato, e anche il muro a ovest prima è caduto, e poi è stato portato via. Sembra che ne abbiano riutilizzato i materiali per costruire piccole case nella campagna, dopo la caduta di Padova.
Anche i muri rimasti sono comunque grandissimi, e a starci sotto ci si sente minuscoli in confronto. La maestra ci ha detto che una volta tutto l’edificio era dipinto di giallo e blu: dev’esser stato davvero bellissimo.
Non si sa perchè il centro Ikea sia stato così grande; anche in quell’era c’erano altri negozi che vendevano le stesse cose, molto più piccoli, eppur funzionanti lo stesso. Sembra che andare all’Ikea sia stato una sorta di rituale, come una festa per le famiglie. Alcuni studiosi di storia dicono che era una sorta di tempio religioso commerciale, ma non tutti sono d’accordo.
Le mura sono grandissime, però dentro è tutto vuoto;  ma il bello è il museo lì vicino, dove sono conservati tutti i reperti ritrovati dagli scavi archeologici.
Purtroppo le stoffe e le cose in legno non si sono conservate, ma i vetri, i cocci e le plastiche erano bellissimi. A differenza dei nostri piatti, che sono semplici e bianchi, loro avevano tantissimi colori e disegni da cui scegliere. Probabilmente per ogni tipo di cibo c’era un piatto apposta: erano davvero raffinati.
Ci sono tanti oggetti di cui gli studiosi devono ancora comprendere a cosa servissero. Molti hanno una specie di coda che termina con due denti: serviva per l’elettricità. E’ una forza che fa muovere gli oggetti, così che lavorino da soli, al posto degli uomini; ma la maestra ha detto che è solo un’antica credenza, una superstizione.
Dev’essere bello che le cose facciano fatica al posto tuo; però avrei anche un po’ paura.
Dopo la visita la maestra ci ha fatto giocare sull’autostrada. Era una strada molto grande, e lunghissima, anche più di cento chilometri.
Anche lì c’era l’asfalto, e abbiamo giocato a farci rimbalzare i sassi.
Vedendo le loro opere grandiose, non si capisce come abbiano fatto a  finire così. La guida ha detto che loro civiltà non è finita di colpo, per guerre o catastrofi, ma si è semplicemente spenta nel corso degli anni, gradualmente. Come se fossero stati stufi!
Ma io non capisco come si fa a stufarsi di tutte quelle cose belle, colorate e disegnate.
Vorrei tanto esser nato anch’io nei primi anni del ventunesimo secolo. Dev’esser stato bellissimo: tutti erano ricchi, e nessuno faceva fatica.

venerdì 7 settembre 2012

LIFE-IN-DEATH

Her skin was as white as leprosy,
The Nightmare Life-in-Death was she,
Who thicks man’s blood with cold.

giovedì 6 settembre 2012

Il labirinto invisibile


Come mai il fulmine non corre in linea retta, nella sua corsa fra cielo e terra?
Quali ostacoli, a noi invisibili, deve aggirare? Chi è stato a tracciare i contorti sentieri che egli è costretto a seguire?
La linea piegata e ripiegata del fulmine ricorda il corso d’un fiume visto dall’alto. E’ la forma delle valli a dettare il corso d’un fiume, e le sue anse sono deviazioni di fronte a rocce e montagne.
Forse anche il fulmine incontra valli e montagne nell’aria, a noi impercettibili, eppur tangibili al punto tale da riuscire a deviare la sua impetuosa forza! Che misteri ci nasconde la geografia dell’aria? Forse lo sa la mosca, che vola in traiettorie strane ed annodate. Se le guardiamo ci paiono insensate, ma forse gli occhi della mosca conoscono nell’aria strade di cui la vista per noi resta preclusa.

Mulino di preghiera

La valle era stretta, e la città era incastonata sul fianco della montagna, proprio a ridosso di una ripida balza che si ergeva minacciosa sopra i tetti delle case, correndo quasi in verticale fino alle cime lontane.
Le vie che solcavano il paese erano strette e mal illuminate; si sentiva in lontananza il rumore di un fiume, una corsa impetuosa che riempiva l’aria di umidità. Ora che era scesa la notte, pareva quasi di essere all’interno d’una gigantesca grotta.
Arrivai alla piazza attirato dalla luce dei fari, sperando di trovare un locale aperto, o anche solo di incontrare qualcuno per strada; ma trovai soltanto una superficie deserta, e l’immensa cattedrale, silenziosa ed illuminata a giorno dalle spietate luci elettriche dei riflettori.
La facciata era in stile gotico, slanciata e leggera nonostante fosse realizzata con le scure rocce grigie della valle. I fari che la bombardavano dal basso verso l’alto contribuivano a renderla ancora più verticale, come se quella fosse stata l’unica dimensione degna di nota.
Fra i contrafforti laterali prendevano lo slancio due enormi torri, che incorniciavano simmetricamente la chiesa, come se ne fossero stati i guardiani. Non si trattava però di campanili, ma di due altissime ciminiere.
Sbuffavano fumo incessantemente e copiosamente. La luce sfiorava il fumo rendendolo concreto, come una panna montata grigia, scura e pesante sospesa nel cielo, in qualche modo precario ed insicuro.
Guardai il rosone della chiesa: era un’enorme ruota dentata, che girava in senso antiorario, muovendo in senso opposto un’altra ruota al suo interno.
La porta della cattedrale era socchiusa, e lasciava trapelare una tiepida luce rossa, ed un mormorio confuso, che continuò imperterrito anche quando entrai.
All’interno non c’erano nè banchi, nè statue, nè altari. Al centro campeggiavano soltanto le possenti colonne portanti della struttura. Le pareti invece erano gremite di persone, inginocchiate ed in preghiera. Ce n’erano tantissimi, uomini e donne di ogni età, accatastati l’uno di fianco all’altro.
Provai a parlare con uno di loro, ma continuò a pregare come se non mi avesse nemmeno sentito. Provai con un altro, ed un altro ancora, provai anche a scuoterli e a colpirli, ma non ottenni nessuna reazione. Pregavano senza interrompersi, come in una sorta di trance.
Sgranavano con le mani una sorta di rosario; ma a ben guardare da ognuno di quei rosari pendeva un cavo, una sorta di filo elettrico. Tutti quei fili correvano sul pavimento, e ogni tanto si allacciavano fra loro, per poi confluire in tubazioni di plastica. Alcuni di questi tubi sparivano sul pavimento, altri raggiungevano le colonne, per poi risalirle. Si capiva che i cavi ed i tubi non erano disposti a caso; nel complesso davano l’impressione di un enorme circuito elettrico.
Le preghiere di quella gente erano la forza primaria di un enorme processo industriale e religioso! Una forza trasformativa immensa e potentissima.
Senza dubbio le preghiere erano collegate con le caldaie che alimentavano le ciminiere. Ma qual era la materia prima, su cosa si applicava quella misteriosa lavorazione?
Non feci domande, tanto non mi avrebbe risposto nessuno. Tornai fuori, nella notte, lontano dalle luci elettriche.
Cercai di arrivare a quel fiume impetuoso, di cui prima avevo sentito soltanto il rumore, ma non riuscii a trovarlo; forse quel ruggito non proveniva da un corso d’acqua, ma era soltanto l’eco delle preghiere.

martedì 4 settembre 2012

Tempo, vento e convinzioni


Il decorso di un rovesciamento
La corrosiva corrente del tempo non conosce sosta: prima intacca, poi rovina, infine ribalta. Non c'è cosa che gli sfugga, nemmeno quelle più solide ed apparentemente eterne; neppure le idee!
Siamo talmente ancorati alle nostre convinzioni da ritenerle immutabili; ma la loro durata di vita in genere non supera un paio di secoli. In casi molto rari raggiungono età millenarie, ma non per questo la loro durata è illimitata.

Il processo con cui le convinzioni vacillano ed affondano è straordinariamente costante; possiamo articolarne le fasi come segue.

1. L'idea è condivisa da chiunque. E' talmente ben stabilita da non sembrare nemmeno un'idea: è piuttosto un fatto, un aspetto evidente della realtà. Nessuno è contrario all'idea, nessuno nemmeno concepisce la possibilità di pensare diversamente. Pensare contrariamente sarebbe un palese errore, un'assurdità insensata, come potrebbe esserlo negare la forza di gravità.

2. L'idea comincia ad incrinarsi appena, ma rimane comunque forte e diffusissima. Alcuni individui cominciano ad osteggiarla: sono persone più intelligenti della media, o forse soltanto più sensibili.
Queste prime sentinelle del ribaltamento rimangono invariabilmente isolate, e la loro voce rimane inascoltata.
La maggioranza rimane attaccata alla consuetudine, e si difende dal cambiamento, che teme come traumatico e disastroso. Reagiscono anche aggressivamente, ma mancando il segno: di fatto non contrastano il cambiamento, ma si accaniscono soltanto contro i profeti che lo annunciano.

3. La fine dell'idea comincia ad intravedersi. Dapprima pochi, poi sempre più persone, iniziano a seguire le dottrine eretiche, cristallizzandosi attorno alle posizioni di quelli che furono i primi annunciatori del ribaltamento.
Come se fosse all'opera una forza magnetica, più gente aderisce alla nuova idea, e sempre più altre persone vengono attirate nella loro orbita.

4. La popolazione è spaccata in due: una parte vuole frenare il cambiamento, sostenendo che è un errore, l'inizio della fine; l'altra invece acclama a gran voce la venuta del nuovo, per sostituire il vecchio ormai da gettar via.

5. Ormai quella che fu l'idea imperante è divenuta l'opinione della minoranza. Gli stessi che un tempo avversavano il cambiamento, ora si ergono a paladini della nuova idea, forti dell'appoggio della maggior parte della gente, fustigando senza pietà chi comunque la pensa ancora alla vecchia maniera.

6. La nuova idea è condivisa da chiunque, e nessuno più la pensa alla vecchia maniera: non avrebbe nemmeno senso, sarebbe un palese errore. Alla fine, siamo tornati al punto 1, solo in maniera simmetrica.


Topografia della morale

Assegnare al cambiamento le etichette di "bene" o "male" è un giudizio legato al tempo ed al proprio schieramento in un dato momento in uno dei due lati del ribaltamento.
"Bene" è la propria idea di appartenenza, "male" quella degli altri.
Nella visione d'insieme, "bene" è l'idea di maggioranza.


Alcuni esempi
A. La schiavitù è passata da un idea accettata ad un male da condannare. E' facile oggi riconoscere che la schiavitù non è un bene: è facile, perché ormai tutti la pensano così.
Ma quando invece era un sistema stabilito e riconosciuto da tutti, ben pochi la trattavano come se fosse una cosa maligna ed inumana!

B. Nei tempi passati l'omosessualità è stata osteggiata e ripudiata dalla società; ora invece viene sempre più riconosciuta ed accettata, ed al contrario si osteggiano atteggiamenti omofobi o di semplice chiusura.
Viene spontaneo dire che questo processo è un bene, un bel segnale di progresso e di civiltà.
Ma se voi sareste nati e cresciuti cent'anni fa, vedere lo stato attuale probabilmente vi avrebbe fatto rizzare i capelli dallo sconcerto!
Lo stesso succederebbe senz'altro se vi capitasse di venir catapultati di cent'anni nel futuro.
Fate attenzione: di solito si ritiene che i cambiamenti che hanno portato fino allo stato corrente siano il "progresso"; ma eventuali altri cambiamenti che conducono al futuro vengono interpretati come "degenerazione".
Il cambiamento non è una scala che porta sempre più vicina al bene, ma puro e semplice mutamento. Siamo noi che, con un punto di vista limitato e incentrato su noi stessi, siamo convinti di essere il culmine del progresso, il punto più alto di una scala ascendente che porta fino a qui.
Lo stesso vale anche nei confronti delle altre culture: quelle più rigide della nostra ci appaiono come arretrate ed eccessivamente ristrette; ma non per questo quelle più disinibite ci sembrano più avanzate!
Al contrario, ci sembrano troppo lascive, immorali.
In maniera egoista, la pietra di paragone siamo noi stessi; noi siamo automaticamente nel giusto, e tutto ciò che si discosta è sbagliato per un motivo o per l'altro.

C. Rispetto all'anno mille, il potere della Chiesa Cattolica è andato progressivamente scemando, con una particolare accelerazione negli ultimi cinquant'anni. Di conseguenza, sempre più voci si levano contro la Chiesa.
Non è la loro opinione contraria ad indebolire la Chiesa, ma è l'indebolimento della Chiesa a permettere e richiamare la protesta.
Non sono predatori che attaccano una preda, ma avvoltoi che sentono il puzzolente richiamo di un cadavere.
E' facile, troppo facile unirsi adesso al carrozzone dei ribelli dell'ultima ora, quando ormai si è già raggiunta la quinta fase!
Il termine "ribelle" è qui usurpato: spetterebbe piuttosto alla persona che avesse avuto la forza ed il coraggio di ribellarsi alla Chiesa nell'anno mille.


Significato della suscettibilità
E' degno di nota che già il solo fatto di considerare come relativo il valore di un idea consolidata possa sembrare un attacco contro la stessa.
Gli esempi non sono scelti a caso, ma rappresentano alcune delle idee su cui la popolazione è più sensibile, dato che il loro insediamento è ancora in fase di assestamento.
Sono certo che i più sensibili, leggendo questi pochi esempi, avranno letto fra le righe le infamanti colpe di razzismo, omofobia o bigotteria. Accuse dello stesso tipo si potrebbero collezionare se si sfiorasse in modo simile argomenti come il femminismo, o la libertà d'espressione, o i diritti umani.
Il vero senso di questa reazione è da ricercarsi in una necessità dell'animo umano di professare la propria idea, al fine di ricercare tramite l'ostentazione quella sicurezza intima che lo spirito ancora non ha raggiunto.
Non è superfluo ripetere che in questa sede non si esprime un'opinione, ma al limite una meta-opinione, un opinione sulle opinioni stesse. Vale la pena ripeterlo: ogni opinione è per definizione basata su un punto di vista personale, e quest'ultima è pesantemente influenzata dalle correnti di pensiero dominanti in un dato luogo e periodo.


Rapporti fra realtà materiale e simbolo
E' davvero il tempo a far cedere un'idea, lasciando spazio al cambiamento? O è il cambiamento a sostituire la vecchia idea, segnando col suo corso il fluire del tempo?
E' una domanda senza senso. I cambiamenti materiali sono lo strumento con cui avvengono i cambiamenti dell'idea; ma se l'idea non fosse pronta per cambiare, non ci sarebbero strumenti materiali di sorta in grado di scardinarla!


L'utilità del male
Nella quinta fase la fine dell'idea è ormai prossima e certa, ma c'è ancora qualcuno che si ostina a rimanerle fedele.
Gli esempi sono rari, ma ben noti: le ultime guardie che rimangono al servizio del re anche dopo che è stato condannato a morte, oppure coloro che continuano a pregare gli dèi dei padri anche quando tutti si sono convertiti alla nuova religione.
Il loro è un esempio di coerenza o soltanto ottuso immobilismo? Rimangono convinti della propria idea, o è solo paura di accettare il cambiamento?
La maggioranza li odia, perché sono la testimonianza vivente del passato che ora tutti hanno rinnegato, ma che un tempo abbracciavano ciecamente; ed anche l'idea dominante, che ora è salda e sicura, un tempo è stata la follia di una minoranza di reietti, come lo sono ora loro.
E proprio qui sta il loro valore: un monito evidente che le opinioni umane si piegano docilmente ed inconsapevolmente, assecondando di volta in volta la direzione del vento del tempo.
Anche quelle che ci sono più care; anzi, forse soprattutto quelle.

sabato 23 giugno 2012

venerdì 15 giugno 2012

L'uomo e l'ingranaggio

L'emblema della Repubblica Italiana raffigura una stella a cinque punte sovrapposta ad una ruota dentata.


E' un emblema, e non uno stemma araldico: manca infatti l’elemento essenziale dello scudo, rendendo la raffigurazione più simile ad un logo corporativo o ad un marchio di fabbrica. E’ una rottura voluta con la tradizione, nell'ottica del pensiero proiettato al futuro, figlio o forse nipote dell'illuminismo.
La ruota dentata rappresenta il progresso ottenuto tramite il lavoro, sull’aria del noto incipit della costituzione: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La stella poi è uno dei simboli storici dell’Italia, nella sua personificazione di Italia turrita e stellata; secondo l’interpretazione riportata dallo stesso quirinale:
“La stella è uno degli oggetti più antichi del nostro patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione dell'Italia, sul cui capo essa splende raggiante. Così fu rappresentata nell'iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande stemma del Regno unitario (il famoso stellone); la stella caratterizzò, poi, la prima onorificenza repubblicana della ricostruzione, la Stella della Solidarietà Italiana e ancora oggi indica l'appartenenza alle Forze Armate del nostro Paese.”


Si potrebbe intravedere una parentela morfologica fra il cerchio merlato della corona turrita e il cerchio raggiato della ruota dentata, come se la prima fosse in un certo senso la madre dell’altra.
Anche la stella che le si accosta sembra esser la stessa, ma a ben vedere anche qui è intervenuta una trasformazione, che ha ridotto il numero delle punte da sei a cinque.



La stella sopra la cinta muraria richiamava la stella della sera, che portò Enea da Troia caduta alle coste italiane. Passando da sei a cinque stelle, la stella scende però dal cielo per arrivare al piano terreno. Ora la stella non è più sopra le mura, ma al centro dell’ingranaggio.
La stella a cinque punte è un simbolo sovraccarico di significati, ma fra tutti quello più vivo è il rimando all’uomo.



Nell'emblema della repubblica, la stella-uomo è sovrapposta al meccanismo, sembra quasi crocifissa su esso. Ricorda l’operaio del film Metropolis, alle prese con il macchinario che non gli dà tregua.




Non è più l’uomo ad esser servito dalle macchine, ma viceversa!

L’ingranaggio non è solo la raffigurazione del mondo del lavoro, o della tecnica: è un simbolo concreto della mancanza di volontà. Tutto ciò che è meccanico avviene automaticamente, senza l’intervento di decisioni da parte dell’uomo; un mero automa, senza coscienza o libero arbitrio.
Anche lo stemma della DDR richiama il mondo del lavoro: ma qui è il martello a farla da padrone, simbolo della volontà che muove la forza del braccio, dell’impatto che conferisce alla materia la forma concepita nella mente del fabbro.


L’ingranaggio del meccanismo non può che eseguire quello per cui è stato costruito: girare continuamente su sé stesso, dato che la sua libertà è limitata da un perno prefissato. E l’ingranaggio è anche simbolo di mancanza d’importanza rispetto al macchinario complessivo.
Anche la stella, e l’uomo che rappresenta, gira insensatamente su sé stessa, senza capire nemmeno il suo ruolo all’interno del grande meccanismo; e i tasselli dell’ingranaggio sembano denti che ne straziano la carne.